Le criptovalute: porto sicuro in un mare mosso?

Criptovalute: tra entusiasti đź’±…

Sembra che attorno alle Criptovalute (Bitcoin, ma non solo) si stia formando un entusiasmo collettivo per certi versi paragonabile al boom del 2017, quando sui forum generalisti si susseguivano decine di testimonianze di adolescenti le cui Postepay piene di buchi avevano improvvisamente iniziato a riempirsi di zeri.

Possiamo misurare il sentiment positivo che aleggia sulle cripto a partire da alcuni dati empirici di facile leggibilitĂ  e reperibilitĂ .

Come rivela Michael Saylor – CEO del fondo Microstrategy – sul proprio account Twitter, la sua azienda ha recentemente finalizzato un acquisto di 16,796 Bitcoin per un totale di 175 milioni di dollari.

L’acquisto di Saylor non è l’unico di cui dobbiamo tenere conto per misurare il rinnovato sentiment positivo che i mercati nutrono verso le criptovalute; anche Square, societĂ  di consulenze finanziarie del CEO di Twitter Jack Dorsey, ha recentemente finalizzato un importante acquisto di Bitcoin: 4709 Bitcoin, al prezzo di 50 milioni di dollari. (Square non è nuova all’universo delle criptovalute: per esempio, la sua applicazione mobile Cash App supporta il trading di Bitcoin dal 2018).

…e scettici 🦉

Naturalmente non mancano le voci fuori dal coro, quelle che si chiedono se le criptovalute non siano una gigantesca bolla destinata ad una rapida implosione, argomentando il loro scetticismo con la tesi che questa recente corsa al rialzo sia dovuta ad una serie di congiunture favorevoli alle cripto perchĂ© sfavorevoli al dollaro americano: in effetti, nel 2020 i Bitcoin hanno avuto un rialzo del 50% – mentre scrivo il prezzo di un singolo Bitcoin si aggira attorno agli 11.000 dollari – anche perchĂ© la pandemia di Coronavirus ha avuto un impatto devastante sul dollaro americano.

Si tratta di una tesi che naturalmente bisogna considerare con la massima serietĂ , ma bisogna anche con la stessa trasparenza ricordare le parole di JPMorgan in seguito alle due grandi acquisizioni in Bitcoin di cui parlavamo sopra: commentando in particolare l’acquisto di Square, JPMorgan (che si aspetta ulteriori acquisizioni nel breve periodo) ha parlato di una grande e inequivocabile “prova di fiducia nel futuro delle criptovalute”.

Corsi e ricorsi storici ⌛

E bisognerebbe anche ricordare come lo scetticismo che aleggia intorno alle criptovalute non sia una novitĂ , anzi: i maggiori investitori in Bitcoin di oggi sono i piĂą grandi denigratori di Bitcoin di ieri! Il giĂ  citato Michael Saylor, ad esempio, nel 2013 scriveva il seguente tweet: “I Bitcoin hanno i giorni contati ed è solo questione di tempo prima che facciano la stessa fine delle scommesse online”. Oggi, con un tesoretto di quasi quarantamila Bitcoin, la sua Microstrategy è la societĂ  quotata in borsa a possederne di piĂą.

In realtĂ , è perfettamente normale che in un periodo di così grande incertezza per le sorti dell’economia globale le aziende di grandi dimensioni – e dunque non solo gli investitori individuali, che siano occasionali o speculatori di professione – preferiscano differenziare i propri portafogli investendo in beni rifugio percepiti come al riparo dalle incerte fluttuazioni dell’economia finanziaria. Ad oggi, tredici societĂ  quotate in borsa possiedono un totale di sette miliardi di dollari di Bitcoin: sul podio svettano la giĂ  nota Microstrategy con i suoi 425 milioni (38.250 Bitcoin), seguita – con uno stacco piuttosto netto – da Galaxy (134 milioni di dollari, 16.651 Bitcoin) e Square (anche questa ormai una nostra conoscenza, con i suoi 50 milioni di dollari investiti per un totale di 4,709 Bitcoin).

Un fatto interessante (e il tempo ci dirĂ  se rimarrĂ  una semplice curiositĂ  buona per una noticina a piè di pagina o la prima virata verso una rotta ancora da percorrere): tra gli investitori di Microstrategy c’è anche l’azienda norvegese Oil Fund, societĂ  partecipata dal governo con una quota del 2%; ciò significa che ogni cittadino norvegese possiede, in linea teorica, diverse frazioni di Bitcoin!

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