La B.C.E. riconosce che le criptovalute sono una realtà consolidata: presto un cripto-euro?

  • Christine Lagarde riconosce l’importanza delle criptovalute e le considera come un possibile mezzo di ripresa e di aiuto per l’economia mondiale
  • Lagarde auspica che in 2/4 anni la B.C.E. rilasci una propria moneta digitale parallela all’euro
  • Il rilascio di una criptovaluta pubblica richiede tempo e analisi delle tecnologie correlate al loro utilizzo
  • Jerome H. Powell, il Presidente del Consiglio dell’americana Federal Reserve e il Governatore della Banca di Inghilterra, Andrew Bailey, sono interessati allo sviluppo di nuove forme di pagamento ma sempre in un’ottica di prudenza

  1. Le criptovalute e la possibilità di un euro digitale: cosa si è detto al Forum della B.C.E.?

Christine Lagarde, in occasione del Forum della Banca Centrale Europea, di cui è Presidente, ha riconosciuto che le criptovalute sono una realtà consolidata. Non iniziare ad inserirsi nel loro mondo significherebbe per l’U.E. rischiare di rimanere fuori dai futuri e inevitabili cambiamenti del mondo finanziario.

L’importanza dell’intervento è ancora più evidente se si considera il periodo storico nel quale si inserisce, squilibrato dalla pandemia di Covid-19. Il tema principale del Forum (che, lo si ricorda, raggruppa tutte le maggiori Banche centrali mondiali) è stato quello dell’indebolimento dell’economia, che, pur con il possibile e auspicabile rilascio di un vaccino, non si riprenderà immediatamente e automaticamente. Si faccia conto di tutte le imprese che rischiano di chiudere definitivamente.

Lagarde e, dietro di lei, la task force che da diversi anni si occupa di studiare il fenomeno delle criptovalute per l’U.E. hanno intuito che a breve sarà necessario convertirsi alle nuove tecnologie anche in campo economico. Il Presidente continua che il suo “hunch”, il suo sentore, è che nel giro di 2 o 4 anni la Banca Centrale Europea sarà in grado di fornire una sua criptovaluta.

Un euro digitale che non avrà, però, la pretesa di sostituirsi alla moneta corrente, ma funzionerà parallelamente ad essa e il suo valore sarà legato all’euro attualmente corrente. Lagarde ci tiene a precisare, infatti, che l’euro digitale servirà come alternativa alle c.d. stablecoins, criptovalute di emissione privata, ancorate al valore di monete stabili quali l’euro o il dollaro.

  1. Il lento processo di digitalizzazione.

Il processo sarà lento perché richiederà l’analisi di numerose problematiche attualmente irrisolte, come quelle legate all’utilizzo delle criptovalute per il riciclaggio del denaro, quelle legate alla riservatezza di chi ne usufruisce (sia in termini di tutela della riservatezza, sia in termini di trasparenza delle transazioni), oltre che quelle legate all’uso della tecnologia in sé, che richiede il necessario apprendimento dei metodi di funzionamento.

Accanto a questo genere di problematiche occorrerà ripensare agli attuali mezzi di pagamento utilizzati dagli utenti e far sì che l’immissione di moneta digitale da parte della Banca Centrale Europea sia un evento parallelo a quello delle altre Banche centrali.

  1. Le posizioni dei leader di alcune banche centrali mondiali.

Non si è fatta attendere la replica di Jerome H. Powell, Presidente del Consiglio dell’americana Federal Reserve, che si è mostrato interessato alla linea intrapresa dalla Lagarde. L’impegno, infatti, è quello di dedicarsi all’esame e allo sviluppo di una criptovaluta di emissione centrale, ma sempre in un’ottica prudente e ponderata («carefully» e «thoughtfully»).

Accanto a Powell è intervenuto anche il Governatore della Banca di Inghilterra, Andrew Bailey, che mostrandosi altrettanto prudente, si è concentrato proprio sulle stablecoins, affermando che gli utenti hanno diritto all’utilizzo di mezzi di pagamento affidabili e certi. Ciò che con le criptovalute private attualmente correnti fino ad ora non è accaduto, essendo sostanzialmente prive di una qualsiasi regolamentazione, oltre che fortemente volatili.

  1. In conclusione.

Anche se lentamente, le criptovalute e le tecnologie ad esse correlate sono sempre di più oggetto di discussione presso le istituzioni pubbliche mondiali.

Le velocità di sviluppo sono, tuttavia, diverse. In Cina già è presente uno Yuan digitale e i cittadini sono chiamati a “recensire” la nuova valuta.

In Europa e negli Stati Uniti ancora si parla di progetti che assumono, però, sempre più concretezza.

Christine Lagarde, in merito alle criptovalute e alla necessità per la Banca Centrale europea di implementarne l’uso, ha affermato che «it’s not a nicety, it’s not a tantrum, it is something that if it is cheaper, faster, more secure for the users then we should explore it».

Non si tratta, quindi, di una moda o di un capriccio, ma di qualcosa di innovativo che potrà essere di maggiore aiuto nell’affermazione di una più solida sovranità monetaria, di una migliore autonomia dell’area euro e che migliorerà i pagamenti transfrontalieri.

Vista la lentezza del mondo occidentale in materia, per ora è fondamentale che in qualunque modo se ne parli, almeno se ne parli.

Per approfondimenti:

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