NFT nei videogame: guerra tra fan delle crypto e gamer

Gli NFT nei videogame diventano una realtà e ormai moltissime case che producono e distribuiscono videogiochi hanno scelto di avvicinarsi sempre di più al mondo delle crypto Molti gamer si sono opposti con forza all’introduzione degli NFT come mezzi per acquistare e vendere attrezzature per pg all’interno del gioco Coloro che sono contrari a questa […]

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Tempo di lettura: 18 minuti
  • Gli NFT nei videogame diventano una realtà e ormai moltissime case che producono e distribuiscono videogiochi hanno scelto di avvicinarsi sempre di più al mondo delle crypto
  • Molti gamer si sono opposti con forza all’introduzione degli NFT come mezzi per acquistare e vendere attrezzature per pg all’interno del gioco
  • Coloro che sono contrari a questa collisione dei due mondi, gaming e crittografia, hanno dichiarato che secondo loro questa non è altro che una strategia delle case di produzione per “rubare soldi agli utenti”
  • Le case di produzione, dal canto loro, dichiarano che al contrario gli NFT non sono altro che un’opportunità, imperdibile per i gamer, per riuscire a fare soldi giocando

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Gli NFT nei videogame diventano una realtà e ormai moltissime case che producono e distribuiscono videogiochi hanno scelto di avvicinarsi in questo modo sempre di più al mondo delle crypto. La crittografia è entrata ormai in quasi ogni ambito della nostra vita quotidiana, non fanno eccezione i settori dell’intrattenimento.

In pratica, spieghiamo per chi non se ne intende, gli NFT (Token non fungibili) possono essere prodotti in gioco e utilizzati per comprare e vendere oggetti virtuali, come vestiti e armi per i pg. Praticamente è il metaverso ma traslato nei giochi più popolari dei nostri tempi.

Gli eSports, che in passato non erano altro che un modo di rilassarsi sfuggendo per breve tempo alla realtà (e divertirsi con gli amici o in presenza o su Discord), oggi fanno integralmente parte della nostra vita e sono uno spazio aperto per vivere avventure che, in qualche modo, ci possono condizionare pure dal vivo.

Chi dice, quindi, che i videogiochi siano solamente “giochi” sbaglia. Sono sempre stati molto di più per chi ne è appassionato. Da oggi sono importanti e contano anche per tutti coloro che, pure indirettamente, ne entrano a contatto.

Vediamo come questa evoluzione ha condizionato la vita dei singoli gamer. A quanto pare la platea è nettamente divisa tra due fazioni: gli appassionati delle criptovalute e i videogiocatori sfegatati (e arrabbiati).

Come i gamer hanno preso la decisione di inserire gli NFT nei videogame

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Christian Lantz, per molti anni, ha trascorso gran parte delle sue giornate giocando a S.T.A.L.K.E.R., un videogame in prima persona di tipo sparatutto la cui ambientazione è l’Ucraina post-apocalittica. Questo gioco è praticamente un cult, la cui forza sta nel riuscire a immedesimarsi nel pg utilizzato (come succede praticamente in quasi tutti gli rpg online, altrimenti detti “giochi di ruolo).

Lantz ha all’incirca 18 anni e come tutti i ragazzi della sua generazione ama collezionare i giochi, provarli tutti, appassionandosi a quelli che vanno più di moda al momento.

Per quanto riguarda S.T.A.L.K.E.R., è stato annunciato che entro quest’anno sarebbe uscito un sequel e ciò ha mandato in estasi tutti quanti i fan, compreso Lantz. Questo almeno fino a quando la società ucraina dietro il gioco per computer, GSC Game World, lo scorso mese non ha annunciato che il nuovo gioco avrebbe incorporato alcune risorse basate sulla crittografia che il mondo degli appassionati chiama NFT, acronimo per token non fungibili.

GSC ha affermato che nella versione numero due i giocatori potranno acquistare e vendere NFT per oggetti come armi, munizioni, attrezzature e persino abbigliamento straordinario per utilizzarli nel gioco ed equipaggiare i loro pg.

A quanto pare ci colpa di nuovo il metaverso. Inserire la funzionalità dello strumento di scambio virtuale NFT è semplicemente un modo, secondo quanto detto dalla società, per trasformare il gioco in versione meta, cosa che in effetti prima o poi avverrà in maniera sempre più generale e generalizzata.

Questa decisione però non è afgfatto piaciuta a Lantz e, come a lui, a molti altri gamer fortemente attaccati a una maniera più tradizionale di giocare online. La cosa potrebbe sembrare strana a molti, ma un numero considerevole di persone si è unito alla battaglia di Christian Lantz contro quanto stabilito da GSC.

Tanto che migliaia di fan del gioco si sono infuriati, manifestando il loro forte disappunto su canali come Reddit e Twitter. NFT nei videogiochi: questo matrimonio non sa da fare.

Niente NFT nei videogame: le ragioni del rifiuto categorico da parte dei gamer

Il problema alla base di tutto è di natura economica. Infatti, già i giochi hanno un prezzo considerevole, considerando pure quanto costa il pass per accedere alle librerie, una volta aver speso già quasi un migliaio di euro per la console di ultima generazione (da notare il prezzo per le poche PlayStation 5 che si possono ancora trovare nei market sul web).

Con l’ingresso degli NFT nei videogame per acquistare materiale di gioco virtuale, non si fa che chiedere soldi ulteriori agli utenti. Chi spende parte “skillato”; chi non può spendere, a prescindere da quanto sia bravo, partirà per forza svantaggiato. E questo certamente non è affatto giusto.

Insomma, con questa trovata, secondo i gamer, il creatore del gioco in collaborazione con la casa di produzione non fa che cercare ulteriori soldi, approfittando della grande attenzione mediatica nei confronti degli NFT e di tutto quanto sia legato al mondo delle criptovalute.

La reazione da parte degli  hater di questa decisione ha fatto sì che GSC tornasse sui suoi passi. In pratica la ribellione ha ottenuto il suo scopo e tutti quanti sono tornati felici e contenti a indossare le cuffie ergonomiche sulle loro sedie da gaming. 

Lantz, che vive in Ontario, ha rilasciato delle dichiarazioni in merito a questa vicenda: “Lo studio voleva abusare della popolarità del gioco per approfittarsi di noi. Ovviamente il loro interesse primario non era quello di realizzare un gioco che potesse trasmettere delle forti emozioni a noi ragazzi, ma era semplicemente uno stratagemma per lucrare sulle nostre già leggerissime tasche”.

La criptomania sta invadendo lo spazio vitale dei videogiocatori?

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Per più di un anno, la criptomania è stata al culmine dell’attenzione: una vera e propria febbre per le crypto si è diffusa come un virus alla velocità della luce, anche grazie ai social network. Le criptovalute come Bitcoin ed Ethereum sono aumentate di valore. Gli asset basati su criptovalute, come gli NFT, hanno avuto un decollo incredibile.

Jack Dorsey, uno dei fondatori di Twitter, ha recentemente ribattezzato in onore della blockchain (il sistema di contabilità distribuita che alimenta le valute digitali) una delle sue società “Block”.

Persino Melania Trump ha messo all’asta i suoi NFT.

I sostenitori sperano che la blockchain rivoluzionerà le industrie, dalla finanza ai social media all’arte. Ma per alcune persone, come i gamer in questo caso specifico, la mania delle criptovalute è andata troppo oltre, correndo troppo veloce rispetto ai tempi giusti. Gli scettici hanno addirittura equiparato le criptovalute e le risorse correlate come gli NFT al famigerato schema Ponzi definendoli “schemi Ponzi digitali”, visti i prezzi gonfiati artificialmente oltre il loro valore reale.

Alcuni si chiedono se la blockchain e le criptovalute, che sono concetti abbastanza effimeri e inconsistenti, potranno avere a lungo termine una qualche utilità concreta.

Da nessuna parte c’è però stato talmente malcontento come nella community degli eSports, dove gli scontri sulle criptovalute sono sempre più scoppiati tra gli utenti e i principali studi di gioco come Zynga, Square Enix e Ubisoft. Fino ad ora i gamer hanno vinto quasi tutte le battaglie, ma la guerra è molto lontana dall’essere terminata.

YouTuber e NFT

Mutahar Anas, un giocatore e YouTuber con tre milioni di abbonati, ha affermato che ai giocatori vengono praticamente vendute delle “parole d’ordine”. Ha anche definito coloro che spingono tanto per l’intromissione degli NFT in gioco come “venditori di veleno”.

Un modo poco carino per dire “fuffa”, “fumo negli occhi”, stratagemmi per fare soldi in ogni modo possibile e immaginabile, approfittando della vulnerabilità di chi è spinto a giocare a tutti i costi da una grande passione.

Negli ultimi mesi, almeno una mezza dozzina di case di produzione specializzate in gaming hanno rivelato l’intenzione di aggiungere NFT nei videogame che essi producono o hanno affermato che stavano pensando di farlo prossimamente.

Gli asset digitali, che sono verificati dalla tecnologia blockchain, danno prova di autenticità e proprietà. Ciò fornisce ai giocatori oggetti digitali unici, hanno affermato i produttori di giochi, che possono arricchire coloro che vendono gli NFT nei mercati online.

Gli editori di giochi hanno affermato che gli NFT potrebbero anche essere potenzialmente trasferiti da un gioco a un altro in futuro, il che significa che gli elementi di un franchise di giochi potrebbero influenzare il gameplay di un altro. Ma i giocatori hanno detto di vedere queste mosse come un pretesto palese di fare soldi a tutti i costi.

Quasi tutti gli editori di videogame spingono verso gli NFT

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I videogiocatori non sono per nulla contenti e ciò non si riduce agli appassionati di S.T.A.L.K.E.R. A quanto pare tutto quanto il mondo degli eSports è in rivolta. Gli atleti non fanno che lamentarsi che il mercato dell’intrattenimento si stia concentrando sulla possibilità di guadagno piuttosto che sul suo reale obiettivo: creare sempre nuovi modi per divertire i ragazzi e realizzare opportunità di aggregazione.

Gli stessi tornei si stanno trasformando in delle prese in giro. Infatti, per poter partecipare ci vuole almeno una minima speranza di vittoria, che con un pg non attrezzato è quasi irreale. Per attrezzare i pg, d’altra parte, è necessario spendere soldi (questa è ormai una realtà da molto tempo), poiché gli strumenti di gioco, come le skin più originali e le armi, richiedono un certo investimento alla base.

Per giocare, quindi, le case di produzione non fanno che chiedere soldi su soldi. In pratica il mondo degli eSports, come quello di molti altri sport, soprattutto quelli olimpionici, sta diventando sempre più d’elite. Pochissime persone riescono a stare al passo. La cosa è aggravata dal fatto che la maggior parte degli utenti oggi siano ragazzi sotto i trenta, i quali difficilmente possiedono un reddito che permetterebbe loro di investire per questa passione.

Quando esistevano gli ENDAS questo problema non c’era: tu mettevi la classica monetina per giocare all’ora e se raggiungevi lo score adeguato passavi avanti di livello, diventando sempre più bravo.

Con l’introduzione defli NFT nei videogame e in generale con l’intromissione di tutto quanto il sistema crittografico negli eSports sembra che si vogliano allontanare le persone, o comunque solo quelle che non hanno i fondi necessari per andare avanti.

Le dichiarazioni di gamer riguardo alla contaminazione crypto

“Odio solo che continuino a trovare modi per sminuirci in ogni modo possibile”, ha detto Matt Kee un giocatore di 22 anni che ha pubblicato tutta la sua rabbia su Twitter questo mese dopo che Square Enix, produttore di Kingdom Hearts, uno dei giochi preferiti di Kee, ha annunciato che anche loro stanno spingendo verso gli NFT.

“Non vedo da nessuna parte menzionare come ciò possa avvantaggiare il giocatore, come ciò possa migliorare in qualche modo il mio gameplay. Si tratta sempre solo di una “Tattica strategica” per spillare soldi alla gente”.

Gran parte del risentimento di questi ragazzi è radicato nell’invasione, avvenuta ormai qualche tempo fa, di microtransazioni nei videogiochi. Nel corso degli anni, i produttori di giochi hanno trovato sempre più modi per trarre profitto dagli utenti costringendoli a pagare per aggiornare i personaggi, con skin sempre più improbabili e strane (ma interessanti per chi è fissato con il collezionismo) o migliorare il loro livello di gioco all’interno dei giochi.

Anche se le persone avevano già pagato in anticipo 60 dollari o più per un gioco, è stato chiesto loro di sborsare ulteriore denaro per oggetti digitali come armi o vestiti per i loro personaggi. Alcuni di questi prodotti virtuali sono messi in vendita come dei veri e propri upgrade, quando i vantaggi pratici per i singoli pg risultano, alla lunga, davvero effimeri. 

In un noto incidente del 2006, il gioco di ruolo “The Elder Scrolls IV: Oblivion” ha addebitato agli utenti 2,50 di dollari per un set di armature per il cavallo del loro personaggio.

“‘Erano solo pochi dollari, ma ricordo di aver pensato: ‘Perché non ci danno semplicemente l’armatura del cavallo?'”, ha detto Eric Hild, 31 anni, un produttore di birra di Decorah, una città dell’Iowa.

“Mi sono chiesto per quale ragione ce l’abbiano dovuto fare pagare” ha dichiarato Merritt K, uno streamer di giochi ed editore di Fanbyte, un sito che fa parte dell’industria dei giochi. Il ragazzo ha affermato che il fastidio (se non addirittura odio) dei giocatori nei confronti delle aziende è cresciuto nell’ultimo decennio, in parte a causa del numero crescente di microtransazioni.

Quindi, quando i produttori di giochi hanno introdotto gli NFT come elemento aggiuntivo per l’acquisto e la vendita, ha detto lo streamer, i gamer erano “a un passo dal denunciare questa roba. Siamo già pronti a farlo”.

Le dichiarazioni dei produttori riguardo alla decisione di inserire NFT nei videogame

Ciò ha portato al boom di indignazione nella comunità dei gamer. Questa protesta, naturalmente, non ha fatto che sconvolgere le società di giochi. A dicembre, Sega Sammy, il creatore del famosissimo gioco cult “Sonic the Hedgehog”, ha espresso parecchie perplessità relative ai suoi precedenti piani per gli NFT e le crypto dopo le “reazioni negative” degli utenti.

Ubisoft, che produce titoli come “Assassin’s Creed”, ha affermato di non aver tenuto in considerazione (non l’avrebbe mai potuto immaginare) quanto ci sarebbero stati male i suoi clienti dopo l’annuncio di un programma NFT il mese scorso. Oltre il 90% degli spettatori ha mostrato un palese dissenso in seguito alla pubblicazione di un video su YouTube che annunciava la notizia.

“Forse abbiamo sottovalutato quanto forte avrebbe potuto essere il contraccolpo”, ha affermato Nicolas Pouard, vicepresidente di Ubisoft che guida la nuova iniziativa blockchain dell’azienda francese.

Le società di giochi hanno garantito che i loro piani NFT non erano motivati ​​dal profitto. Invece, hanno detto, gli NFT offrono ai fan qualcosa di divertente da collezionare e un nuovo modo per fare soldi vendendo gli asset.

“Si tratta davvero di creare e rafforzare un nuovo concetto di comunità”, ha affermato Matt Wolf, un dirigente del produttore di giochi per dispositivi mobili Zynga, che sta conducendo un’incursione nei giochi blockchain. “Crediamo nel dare alle persone l’opportunità di giocare per guadagnare”. 

Purtroppo, non solo nessuno ci crede, ma la possibilità che questa mossa sia aggregante piuttosto che il contrario è abbastanza certa. Già le forti divisioni in merito sono evidenti.

NFT nei videogame: com’è cominciato tutto

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Ti stai chiedendo come mai stia scoppiando tutto questo proprio ora, sebbene si stia parlando di criptovalute e di NFT già da molti anni. In realtà, la questione nasce molto tempo fa e ha radici profonde. Nessuno può capire l’ansia dei vari gamer in giro per il mondo se non una persona che sta vivendo (e vissuto fin dagli inizi) la loro stessa frustrazione.

Ma negli ultimi anni, soprattutto dal 2019, la corse verso le criptovalute, divenute sempre più mainstream, è accellerata a tal punto da sollevare tutto questo gran polverone (una polvere da sparo, per quanto stiamo vedendo).

Alcuni sviluppatori hanno iniziato a creare giochi sulla blockchain, rendendo facile per i giocatori raccogliere risorse digitali e dimostrare di possederle. Uno di questi giochi è stato “CryptoKitties”, un successo del 2017 in cui i giocatori collezionavano gatti digitali, alcuni dei quali venduti per oltre 100 mila dollari.

Durante la pandemia, sono diventati popolari anche giochi basati sulle blockchain come “Axie Infinity”, in cui i giocatori guadagnano e vendono NFT. Gli studi di produzione di videogame più grandi al mondo stanno ora cercando di entrare in azione, anche se alcuni dei loro piani crittografici rimangono vaghi.

Ubisoft è stato il primo grande editore di giochi a entrare nel settore delle criptovalute.  A dicembre, ha annunciato un’iniziativa nota come Ubisoft Quartz, che introduce tre set di NFT sotto forma di apparecchiature digitali come caschi e pistole. Gli NFT erano disponibili gratuitamente nel gioco, sparatutto Ghost Recon Breakpoint per i giocatori che avevano raggiunto un certo livello di abilità all’interno del gioco tramite il compimento di alcune particolari missioni.

La società ha affermato in passato che tutti quanti i giocatori che lo volessero potrebbero conservare gli articoli (aspettando che crescano di valore) o venderli subito su mercati di terze parti.

Finora, 10 mila wallet digitali, strumenti che consentono alle persone di archiviare le proprie risorse crittografiche, sono stati collegati alla piattaforma Quartz, anche se Pouard ha affermato che Ubisoft ha coniato solo 3 mila NFT nel suo primo lotto.

La penuria è stata strategica: infatti, la presenza di pochi token ha fatto sì di aumentare l’hype degli utenti nei confronti di questi prodotti crittografici. Meno ce ne sono e più diventano desiderabili. Questa è la prima regola dell’attrazione sulla quale molto si basa il mercato delle criptovalute.

Ubisoft alla fine prevede di ridurre le vendite dei futuri NFT, ha aggiunto Pouard.

NFT nei videogame: un’opportunità per arricchire i gamer, secondo le società

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“Stiamo passando da un modello di business incentrato solo su un gioco a un modello di business incentrato su un ecosistema in cui ogni giocatore può essere uno stakeholder”, ha affermato. Zynga, che dovrebbe essere acquisita da Take-Two, ha assunto Mr. Wolf, un veterano dell’industria dei giochi, per guidare un piano crittografico a novembre.

L’obiettivo era creare nuovi giochi sulla blockchain, rendendo facile per i giocatori acquistare, possedere e vendere NFT, ha affermato Wolf. Ha fornito alcuni dettagli su come avrebbe funzionato il suo lavoro, incluso se gli NFT potessero essere trasferiti tra i giochi di Zynga.

“Tutto questo piano è ancora in fase di sviluppo”, ha detto. Altre società di giochi hanno aderito al progetto di inserire NFT nei videogame, facendo eco a come le criptovalute possano generare nuova ricchezza per gli utenti (sempre la solita solfa, lo slogan che dovrebbe convincere i dubbiosi).

Questo mese anche Yosuke Matsuda, presidente di Square Enix, ha dichiarato, scrivendolo in una lettera aperta, che la creazione di giochi blockchain non farebbe altro che consentire ai giocatori di fare soldi. Praticamente, un’opportunità da non perdere, altro che fastidio. Questo sarebbe diventato “un tema strategico importante” per l’azienda, ha affermato.

Ma con l’aumento del numero di annunci NFT da parte degli studi di gioco, i giocatori sono diventati sempre più infastiditi. Dopo che gli utenti si sono ribellati ai piani crittografici di Sega Sammy, uno dei suoi dirigenti ha dichiarato in una riunione di gestione il mese scorso: “Se viene percepito come semplice fare soldi, vorrei prendere la decisione di non procedere”. E lo sforzo continua.

Altre società di giochi si sono schierate contro le criptovalute. Phil Spencer, il capo della Xbox di Microsoft, ha detto ad Axios a novembre che alcuni giochi incentrati sul guadagno tramite NFT sembravano “sfruttativi” e che avrebbe evitato di metterli nell’Xbox Store. Microsoft ha rifiutato di commentare.

Valve, che possiede il negozio di giochi online Steam, ha anche aggiornato le sue regole lo scorso autunno per vietare i giochi blockchain che consentono lo scambio di criptovalute o NFT. Valve non ha risposto a una richiesta di commento. E Tim Sweeney, l’amministratore delegato di Epic Games, il creatore del gioco “Fortnite”, ha affermato che la sua azienda starebbe alla larga dagli NFT nei propri giochi perché l’industria è piena di “un intrattabile mix di truffe”. Epic consentirà comunque agli sviluppatori di vendere giochi blockchain nel suo negozio online.

Il contraccolpo ha colpito più dei semplici studi di gioco. Discord, la piattaforma di messaggistica popolare tra i giocatori, è tornata indietro a novembre dopo che gli utenti hanno minacciato di annullare i loro abbonamenti a pagamento per un’iniziativa crittografica.

Il caso Citron

Jason Citron, amministratore delegato di Discord, aveva preso in giro il progetto su Twitter, provocando un ammutinamento generale.

“Anche se sono ottimista sul fatto che ci siano molte cose interessanti in corso nello spazio blockchain, ci sono anche molti problemi”, ha detto il signor Citron in un’intervista.

Il signor Kee, il giocatore, ha detto che avrebbe continuato a combattere gli sforzi crittografici delle società di giochi. La questione nata dopo S.T.A.L.K.E.R. è stata solo la punta dell’iceberg e abbiamo ragione di credere che questa guerra sia lontana dall’essere pienamente vinta, una volta per tutte, da una delle due fazioni. Il dietrofront dello sviluppatore sugli NFT gli ha fatto sperare che altre società potessero essere influenzate dall’opinione pubblica, ha affermato.

“Mi dà una buona sensazione che tutti siano contrari a questo”, ha detto. “Negli ultimi 10 anni, abbiamo visto tutti i tipi di questi schemi venire fuori e ne siamo stanchi”.

Noi, da parte nostra, sappiamo già per chi puntare. Le rimostranze dei gamer sono più che ragionevoli (e pienamente legittime), ma è davvero difficile che le società facciano dietrofront.

Il nostro mondo è destinato a evolversi verso questa direzione e la presenza e l’utilizzo degli NFT nei videogame è solamente uno dei tanti passi che si compiranno (e devono compiersi) verso una trasformazione completa della nostra realtà a un sistema totalmente crittografico e digitalizzato.

Per approfondire:

Bibliografia:

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