L’evoluzione del significato di Cryptoeconomia

Intro Si sente spesso parlare di scarsità nel mondo blockchain come un tema molto importante legato al valore in termini economici di un’ecosistema crittografico o meno. Prima di addentrarci ulteriormente nella tematica è bene definire cosa sia la cryptoeconomia e quando è stata inventata. A tal proposito Vitalik Buterin ci ha offerto un buon spunto […]

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Intro

Si sente spesso parlare di scarsità nel mondo blockchain come un tema molto importante legato al valore in termini economici di un’ecosistema crittografico o meno.

Prima di addentrarci ulteriormente nella tematica è bene definire cosa sia la cryptoeconomia e quando è stata inventata. A tal proposito Vitalik Buterin ci ha offerto un buon spunto di riflessione alla Devcon 5 di Osaka nel 2019.

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La più grande invenzione del Bitcoin è stata, a suo modo di vedere, l’aver incentivato economicamente e in maniera democratica la messa in sicurezza di una rete informatica, eliminando modelli di business centralizzati utilizzati fino a quel momento da multinazionali del settore dei database come ad es. Oracle.

A questo punto è lecito domandarci se vi siano altri parametri oltre al “reward” del mining che caratterizzino una qualsiasi blockchain appartenente alla galassia della cryptoeconomia.

Natura delle cryptoeconomia

Taluni sostengono che parametri quali l’emissione del token, la distribuzione dello stesso, e la potenza computazionale dei miners su una determinata rete blockchain siano fondanti per il valore economico in termini di market cap.

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Bitcoin ed Ethereum sono due “creature” molto differenti tra loro. Bitcoin ha un creatore, Nakamoto, la cui origine è avvolta nel mistero e di cui, nel corso degli anni, si sono perse le tracce. Ethereum, al contrario, è una tecnologia nata “in chiaro” dalla mente di Vitalik Buterin, che da anni è il portavoce del movimento e il visionario dietro lo sviluppo a lungo termine della piattaforma. Bitcoin ha una strategia di emissione ben definita nel corso del tempo, Ethereum la sta modellando e tra poco, con il passaggio ad Eth 2.0 ed altre migliorie tecnologiche come l’aggiornamento EIP-1559, sarà cristallizzata per gli anni a venire.

 

Fondamenti delle cryptoeconomia

Come mai questa differenza così netta tra le principali piattaforme di cryptoeconomia attualmente esistenti ?

Bitcoin nasce come peer to peer money all’alba della nuova crisi finanziaria post 2008. L’idea era quella di creare una moneta che contrastasse l’inflazione del denaro e desse un ordine “prestabilito” a quel nuovo momento dell’economia globale nato a seguito della sovrapproduzione di prodotti finanziari, che hanno rischiato di minare nel profondo l’economia globale.

Ethereum è distaccato da questa ideologia e non ha una derivazione così prettamente antisistemica. Probabilmente qualcuno del suo team iniziale era legato agli stessi ideali dietro al Bitcoin, ma, nel corso del tempo gli obiettivi sono stati sempre più incentrati nel rendere fluido l’attuale sistema finanziario, attraverso una integrazione tecnologica con le piattaforme fintech tradizionali anche nel settore della monetica in senso Piazza amplio (non solo quindi peer-to-peer cash, bensì prodotti finanziari).

 

Rapporti con il mondo finanziario tradizionale

E quindi lecito parlare di cryptoeconomia come qualcosa slegato alla finanza tradizionale ? Dal nostro punto di vista la cryptoeconomia sta venendo assorbita sempre più da “Wall Street” con un processo lento ma inesorabile. Prodotti come futures, opzioni ecc. stanno fiorendo e questa è soltanto una prima fase.

La seconda fase sarà quella del mercato consumer. Applicazioni come Dharma sono un ottimo esempio. In pochi click questa app per smartphone consente di connettere la tua carta di pagamento (per adesso quelle emesse negli Usa) e di guadagnare ottimi interessi – sul saldo presente nella stessa – attraverso la DeFi di Ethereum. Il vantaggio immediato di Dharma consiste nel non richiedere ai propri utenti la conoscenza dei protocolli sottostanti (Ethereum – Dai ecc.) ed offrire, in maniera immediata, una facile soluzione per incrementare automaticamente il capitale.

Applicazioni come queste segnano un nuovo percorso per quello che saranno le App finanziarie di domani. Sempre più processi avverranno in “back end” all’interno di app installate nei nostri smartphone e siti web. Utilizzeremo gli smart contract della cryptoeconomia senza neanche accorgercene. Un po’ come quando oggi facciamo un bonifico e – almeno per l’utente medio – ignoriamo tutto quello che c’è sotto ( circuiti bancari come seta, swift ecc.)

A questo punto voglio tornare alla riflessione iniziale e ragionare sulla necessità dell’utilizzo di un token. A cosa serve davvero ?

 

Necessità di un token

Per anni si è sentito parlare di blockchain ed in alcuni momenti si è concretizzata l’idea di poter creare un tipo di blockchain senza la necessaria presenza di un token. Perché questi progetti sono falliti ? Se osserviamo bene questi erano principalmente portati avanti da gruppi di imprese e banche che erano “impaurite” dal fatto che l’oscillazione del prezzo del token di una determinata “chain” fosse un elemento troppo imprevedibile affinché fosse costruito al suo apice un business solido e duraturo. Con il tempo sono nate blockchain di tipo consortile senza token al loro interno. Ciò cosa ha comportato, da una parte il pressoché totale disinteresse della community degli sviluppatori e del mercato – tali prodotti era considerate delle demo poco credibili – dall’altra l’impossibilità concreta nel riuscire a realizzare un meccanismo di consenso condiviso universalmente. In fin dei conti, pure se portate avanti da grandi gruppi imprenditoriali, le blockchain “private” e “consortili” non hanno creato una valida alternativa al sistema ingegnerizzato dal bitcoin.

Anzi, è stato cristallizzato un fatto: senza un token costoso la rete blockchain è poco sicura e non esiste nessun altro incentivo con amplio consenso che possa cambiare lo status quo. In definitiva un blockchain senza token non è una blockchain, bensì una intranet aziendale, con buona pace di alcune banche e imprese.

Uno dei primi che con viva forza lo sostiene è un attore che non vi aspettereste: Ernst & Young. Questo grande conglomerato finanziario ha capito fin da subito quanto appena detto, insistendo sul fatto che sia del tutto inutile continuare ad investire risorse su blockchain che non siano “pubbliche”.

 

Conclusioni

Il percorso intrapreso da Bitcoin ha segnato la strada verso un nuovo tipo di finanza attraverso la creazione della cryptoeconomia, ovvero nuovi modelli economici che potessero, attraverso incentivi finanziari, mettere in sicurezza una rete peer-to-peer.

Ethereum ha permesso che questi sforzi non rimanessero vani e che questa nuova ed importante idea prendesse corpo attraverso la creazione di un modello sinergico con la finanza tradizionale dando vita ad un nuovo ecosistema ibrido in cui il “vecchio mondo” ha bisogno del nuovo per innovarsi e quest’ultimo necessita del vecchio per non rimanere un mercato di nicchia, che nel corso degli avrebbe – molto probabilmente – portato alla sua “scomparsa” dal mondo finanziario con un progressivo disinteresse da parte dell’ecosistema.

L’interoperabilità è diventata un diktat attraverso cui leggere e modellare le nuove App (dal versante tradizionale) e le nuove Dapp ( da quello Ethereum) affinché i vantaggi di entrambi i mondi emergano con forza e siano utili ad una platea sempre più grande di persone.

 

 

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