Italia e USA: nuove regolamentazioni sugli asset digitali

In quest’articolo andiamo a vedere quello che sta succedendo per quanto riguarda la regolamentazione dell’Industria degli asset digitali In Italia si è discusso a lungo negli ultimi mesi sulla questione, in particolare dopo  l’annuncio del decreto del MEF, che dovrà rendere operative le regole da seguire per operare con le criptovalute in Italia L’attenzione degli […]

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  • In quest’articolo andiamo a vedere quello che sta succedendo per quanto riguarda la regolamentazione dell’Industria degli asset digitali
  • In Italia si è discusso a lungo negli ultimi mesi sulla questione, in particolare dopo  l’annuncio del decreto del MEF, che dovrà rendere operative le regole da seguire per operare con le criptovalute in Italia
  • L’attenzione degli esperti  e degli addetti ai lavori in tema di criptovalute è puntata sul caso SEC vs Ripple

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In quest’articolo andiamo a vedere quello che sta succedendo per quanto riguarda la regolamentazione dell’Industria degli asset digitali, tema assolutamente attuale e di grande importanza.

In Italia si è discusso a lungo negli ultimi mesi sulla questione, in particolare dopo  l’annuncio del decreto del MEF, che dovrà rendere operative le regole da seguire per operare con le criptovalute in Italia: nel frattempo, al di fuori del nostro paese, l’attenzione degli esperti  e degli addetti ai lavori in tema di criptovalute è puntata sul caso SEC vs Ripple.

L’argomento  è rilevante perché il mercato delle criptovalute è in ascesa E in tal senso basti pensare a un dato: il valore stimato alla fine del 2021 ammonta a circa 2 trilioni di dollari,  cifra assolutamente astronomica che ci fa comprendere l’importanza dell’argomento.

Il 3 febbraio scorso in Italia c’è stato il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che dovrà servire in teoria a definire le regole che serviranno per capire come operare con le criptovalute.

Si tratta di un provvedimento che si applica soprattutto agli individui che prestano dei servizi collegati alle valute virtuali e che prevede tra le cose più significative l’iscrizione obbligatoria degli operatori di iscrizione a un registro gestito dall’Oam, organo degli agenti e dei mediatori creditizi. 

Contemporaneamente in America si parla del caso SEC vs Ripple Labs e cioè  quella società tecnologica che ha il compito di sviluppare il protocollo di pagamento Ripple, nonché la relative  rete di scambio che avviene utilizzando il Digital Coin XRP.

Queste notizie che abbiamo citato, e che riguardano l’Italia e gli Stati Uniti, sembrerebbero scollegate ma in realtà entrambe vanno in una direzione ben precisa: ricerca di tutele da dare ai consumatori, attraverso l’inquadramento delle criptovalute come un vero e proprio strumento finanziario.

Però per arrivare a questo risultato ci sarà bisogno di una fase di transizione che rischia di essere molto sofferta e per niente facile.

Cosa prevede nello specifico il decreto italiano per registro operatori di criptovalute

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Questo decreto contiene una cosa molto interessante: i soggetti interessati che già operano nel settore avranno due mesi di tempo per comunicarlo al o a m .Invece chi inizierà ad operare in questo momento si dovrà iscrivere già in anticipo nel  registro: se ciò non avverrà l’attività verrà considerata illegale e abusiva.

Inoltre ogni operatore dovrà effettuare ogni tre mesi delle segnalazioni all’organo dei mediatori creditizi nelle quali saranno riportate tutte le operazioni portate a termine dai loro clienti . Ma soprattutto dovranno onorare l’obbligo di antiriciclaggio previsto dalla normativa dell’Italia.

Risulta molto importante ricordare che nell’ordinamento italiano non c’è una definizione precisa e generale di criptovalute ma  è prevista una definizione legale di valute virtuali ai fini dell’antiriciclaggio, inserita nel decreto legge numero 90 del 2017 che ha consentito di recepire in Italia nell’ennesima direttiva antiriciclaggio.

Questa definizione contenuta appunto ai fini della disciplina AML è solo un iniziale tentativo di definire e di specificare un fenomeno molto complicato da regolamentare e cioè  quello delle criptovalute.

All’interno di questa dichiarazione le valute virtuali sono definite in maniera un po’ generica e ampia in quanto l’obiettivo di questo decreto è stato fin dall’inizio quello di includere un gruppo più vasto possibile di risorse digitali, in modo da impedirne eventualmente l’uso per riciclaggio di denaro, che tra le altre cose potrebbe facilitare teoricamente il terrorismo.

Infatti sappiamo bene come purtroppo in alcuni casi l’utilizzo delle criptovalute è rischioso perché viene sfruttato da associazioni criminali per riciclare il denaro sporco.

Questo succede perché i criminali vogliono avvantaggiarsi della facilità di uso di uno sportello ATM in criptovalute: in realtà vorrebbero scoprire semplicemente come convertire le criptovalute in denaro sporco o viceversa.

Il loro obiettivo principale è soprattutto quello di  cercare di scoprire come spostare profitti illeciti, interfacciandosi per questo motivo con altri membri della criminalità.

Questa operazione di cui stiamo parlando avviene sfortunatamente sia a livello nazionale che internazionale e permette in maniera abbastanza agevole di aggirare i controlli finanziari, facendo scorrere molti soldi in nero.

Inoltre è bene specificare che in Italia l’utilizzo, lo  scambio e lo stoccaggio di valute virtuali non è illegale. Anche se negli ultimi anni la Consob e la banca d’Italia sono stati molto severi e chiari nell’avvisare su quelli che possono essere i pericoli in tal senso.

Infatti entrambi gli organismi hanno evidenziato quelli che possono essere i rischi sia per gli investitori che per il sistema bancario, nel momento in cui decideranno di affidarsi a tecnologie o asset di investimento, che ancora non sono stati regolamentati in maniera chiara.

In definitiva siamo all’inizio di un processo di regolamentazione sull’uso dei digital assets delle valute virtuali, però in Italia la strada sarà molto lunga.

Andiamo a saperne di più tutto quello che ha che fare con la vicenda Sec vs Ripple.

Tutto quello che c’è da sapere sulla causa Sec VS Ripple

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Come dicevamo all’inizio contemporaneamente alle vicende  italiane in tema di regolamentazione delle criptovalute è stata promossa una causa dalla Sec che risale all’ultimo periodo dell’amministrazione Trump e che è stata portata avanti presso un giudice Federale di New York.

In questa causa  ci si è chiesto  se si può condividere l’argomentazione di Ripple, secondo la quale i regolatori avrebbero avuto l’obbligo di individuare in maniera chiara e preventiva quelli che sono i Digital asset passibili di regolamentazione, piuttosto che cercare di regola mentalizzare regolamentare questa industria utilizzando sistemi coercitivi.

La SEC  porta avanti questa causa in base a un fatto ben preciso e cioè che Ripple abbia accumulato 1,4 miliardi di dollari vendendo i digital coin XRP, violando secondo la sua opinione le regole relative alla tutela degli investitori.

Ma Ripple  ha prontamente replicato dichiarando che gli XRP vengono usati come strumenti di pagamento a livello internazionale e quindi non possono essere categorizzati come strumenti finanziari da regolamentare.

Inoltre la  società californiana ha anche specificato il fatto presente come molte delle vendite degli XRP  sono avvenute prima del 2017 e cioè precedentemente alla decisione della Sec di stabilire il principio secondo il quale le criptovalute dovrebbero obbedire a leggi promulgate per assicurare la protezione degli investitori.

Risulta molto importante notare che, nonostante le linee guida emanate dalla SEC  qualche anno fa sulle criptovalute, molte di queste ultime sono circolate negli ultimi tempi senza essere oggetto di controllo da parte delle autorità regolamentari statunitensi.

Infatti solo in alcuni casi sono stati portati avanti dalla SEC  delle cause contro gli emittenti token digitali che si sono però concluse in maniera simile e cioè con una transazione extragiudiziale.

Questo significa che la causa non è stata portata di fronte a un giudice federale che in genere viene  chiamato per verificare la legittimità delle richieste della Sec di regolamentazione di uno specifico strumento.

Inoltre questo ci fa capire  che nel caso in cui la Sec riuscisse a vincere si darebbe un duro colpo all’industria delle criptovalute, mentre nel caso in cui saranno accolte le tesi difensive di Ripple ci sarebbe una richiesta generale da parte le industrie di riferimento, affinché il congresso statunitense si decida a promulgare  leggi nuove più chiare e specifiche sull’argomento.

Secondo la  SEC i Digital assets che possono essere classificati come commodities ,e quindi esclusi dall’ applicazione di legge A tutela dell’investitore sono veramente pochi ed è per questo che ha contrastato l’utilizzo degli  XRP come moneta e strumento finanziario 

L’errore secondo alcuni commesso da Ripple è quello di aver accentuato l’utilizzo commerciale degli XRP, omettendo però di rendere pubblico l’importante particolare di aver dovuto pagare un Money transitter per poterli accettare.

Inoltre negli ultimi giorni si è diffusa una notizia importante e cioè che il giudice della Corte Federale di Manhattan, Annalisa Torres, incaricata di dirimere questo contenzioso, ha disposto l’analisi in giudizio di un memo redatto nel 2012 di un’ancora non identificata Global Law a beneficio di Ripple dal quale si comprenderebbe, almeno secondo la SEC, una cosa molto chiara e cioè che gli XRP possono essere assimilati alle securities.

Ripple ovviamente non è d’accordo con questa interpretazione e anzi addirittura aveva citato questo Meme, senza però portarlo in giudizio, a supporto della sua teoria secondo la quale bisogna classificare come commodities alcuni digital assets come XRP.

La questione come possiamo vedere è molto complessa: per questo che è chiaro come il processo di adattamento del diritto di tutti quei fenomeni moderni legati alla finanza digitale è ancora ostacolato da un percorso impervio.

In questa causa ci sono conseguenze mediatiche

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La risposta è assolutamente sì e anzi in America trattano il contrasto tra SEC e Ripple come se fosse un film hollywoodiano, mettendolo al centro dell’attenzione di tutti i media.

Non è un caso che Ripple abbia deciso di affidare la difesa all’ex capo della Sec Mary Jo White la quale ,come nella migliore tradizione delle serie TV statunitensi su questo mondo, ha portato avanti una difesa molto aggressiva contro i suoi ex capi.

Nel suo lavoro di difesa ha cercato di portare avanti con delle prove la teoria secondo la quale era stata proprio la stessa SEC a permettere a più dipendenti di negoziare usando gli XRP.

Inoltre ha cercato di fornire delle prove schiaccianti della presenza di e-mail dentro la stessa autorità regolamentare statunitense dalle quali si può comprendere come fossero gli stessi funzionari SEC ad essere molto combattuti sulla necessità o meno di sottoporre a regolamentazione proprio Ripple.

Però la volontà da parte dell’avvocato di usare come prove questo scambio di e-mail sì è scontrata con la decisione del giudice che ha ritenuto che solo alcune di esse siano utili e riproducibili in giudizio.

Possiamo concludere tutto il discorso facendo notare come queste due notizie, uscite in Italia e negli Stati Uniti, sono da collegare a tutti gli sforzi che sono stati compiuti negli ultimi anni da parte di molti datori per attrarre le valute digitali e le criptovalute all’interno di strumenti finanziari e non di commodities, allo scopo di costringere a seguire regole rigide per tutelare almeno in teoria i risparmiatori.

Questi tentativi però sono stati, e continuano a essere, contrastati dagli operatori del settore che si lamentano di questa ingerenza, che ritengono assolutamente sbagliata: addirittura parlano di abuso di potere da parte dell’autorità di vigilanza per quanto riguarda il mercato statunitense.

Ecco perché il caso che sta seguendo il giudice di Manhattan sarà un ottimo banco di prova su quella che è l’ambizione della SEC di regolamentare l’industria degli atti digitali ,che per molto tempo è riuscita a sfuggire all’applicazione delle regole imposte dalle autorità.

Inoltre questa controversia tra SEC e Ripple ci fa comprendere come anche il legislatore sia in difficoltà nello stare dietro alle evoluzioni di tutta la tecnologia messa al servizio della Finanza.

Teniamo presente che però oggettivamente non è facile promulgare delle leggi che riescano a tutelare gli investitori di fronte a fenomeni quali criptovalute e Digital assets. Però il problema è che a volte sì forza la mano cercando di affidarsi in maniera strumentale a leggi create negli anni 30 e quindi non più attuali.

Inoltre SEC sostiene che Ripple sapesse da molto tempo dell’ intenzione di normare i Digital assets equiparando a delle Securities

Di contro Ripple fa leva su uno statement del 2018 fatto da un rappresentante della SEC William Hinman dal quale si evince la conclusione che al contrario i Digital assets non possono essere classificati assolutamente come securities.

Infatti pare che Hinman sostenga che Ethereum ,che è la seconda criptovaluta di Bitcoin, non possa essere collegata alla definizione di security. Ripple di contro ha usato questo pensiero come una sorta di via libera per le criptovalute.

Una cosa è certa: intorno alle criptovalute girano tantissimi soldi e basti pensare che il fondatore di Ripple Christian Larsen, CEO fino al 2016, secondo la ricostruzione fornita dalla Sec avrebbe guadagnato circa 450 milioni di dollari dalle vendite degli XRP fatte tra il 2015 e il 2020.

Altro esempio riguarda l’attuale amministratore delegato di Ripple, Brad Garlinghouse, che avrebbe guadagnato circa 160 milioni di dollari dal 2017 fino al 2020 vendendo XRP, ricevuti dalla società.

Entrambi hanno chiesto che le accuse siano rigettate in quanto secondo loro la SEC non poteva intervenire visto che le vendite sono state fatte oltreoceano:di conseguenza gli avvocati che difendono Ripple hanno insistito sulla mancanza di competenza nella materia da parte dell’organo di regolamentazione.

A riprova che questa causa è molto importante c’è il fatto che Ripple non ha assolutamente badato a spese per questo duello spendendo ben 1,1 milioni di dollari in attività di lobbying che servivano ad affermare la necessità che i Digital token siano regolamentati dalla Community futures Trading Commission , l’autorità di vigilanza sulle merci e che è famosa per essere molto meno rigida rispetto alla SEC.

Significativa la dichiarazione di Stu Alderoty, General Counsel di Ripple, che ha affermato come il tentativo di assimilare tutti i Digital assets ,che sono per natura più simili a merci che a prodotti finanziari ,non potrà mai funzionare.

Per approfondire:

Bibliografia:

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