Scalabilità della Blockchain: indagine riguardo ai suoi limiti

Ancora oggi, non ci è davvero ben chiaro quanto si possa spingere ancora in avanti la scalabilità della blockchain

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Tempo di lettura: 5 minuti
  • Non è ancora ben chiaro quanto si possa spingere la scalabilità della blockchain
  • Elon Mask ritiene che la commissione possa essere ridotta di 100 volte
  • Il punto non è tanto la fine che potrebbero fare tutte queste monete, ma il fatto che non si potrebbe far nulla per tornare indietro
  • Molti approcci sono in corso di esplorazione, ma nessuno di loro si avvicina minimamente all’illimitatezza auspicata da Elon Musk, rispetto alla scalabilità della blockchain

scalabilità della blockchain

Non è ancora ben chiaro quanto si possa spingere la scalabilità della blockchain

Esistono persone che sostengono sia possibile accelerare e aumentare il tempo e la dimensione di blocco, decuplicandoli. È il caso di Elon Mask che ritiene, oltretutto, che la commissione possa essere ridotta di 100 volte. Ma ciò non porterebbe forse ad una centralizzazione estrema? Quando si tratta di scalabilità della blockchain c’è da tenere in conto che non si possono andare a compromettere le sue caratteristiche peculiari. Esistono infatti delle componenti tecniche fondamentali che vanno a inibire una ridimensionamento della blockchain. Alcuni sono bypassabili, ma probabilmente solo in parte. 

Se per ipotesi si verificasse un problema di bilanciamento, ad esempio e venissero assegnate milioni di monete a un indirizzo sconosciuto, per puro errore, è probabile che molti utenti regolari se ne accorgano. 

Eppure ciò non basterebbe, perché queste monete sarebbero già state coinvolte in numerose transazioni interne alla finanza decentralizzata, in quanto convertite su una nuova catena. 

Scalabilità della Blockchain: un futuro incerto?

Il punto non è tanto la fine che potrebbero fare tutte queste monete, ma il fatto che non si potrebbe far nulla per tornare indietro. 

È vero che all’interno della blockchain, la comunità in tutte le sue componenti è ben coordinata e dunque se gli utenti potessero improvvisamente sovvertire le regole di protocollo, potrebbero farlo. 

Quando si parla di attacchi coordinati, possono fallire rapidamente qualora gli utenti, presi singolarmente, decidessero di eseguire nodi di verifica della chain. Ma sono in tanti quelli che supportano i blocchi che infrangono le regole del protocollo e il fatto che solo una parte dell’utenza esegua una verifica dei nodi non potrebbe che condurre ad una confusione totale: gli utenti, a quel punto, vedrebbero catene diverse. 

L’unico campo in cui si otterrebbe un reale risultato è quello legato ai profitti, perché il panico che si scatenerebbe questo tipo di situazione porterebbe ad una divisione della catena e gli aggressori finirebbero per guadagnarci meno del previsto.  

Tutto questo porta a pensare che se tutti gli utenti della comunità venissero messi in grado di eseguire un nodo, ciò sarebbe di giovamento in caso di attacco.  

Ma è possibile massimizzare il numero di utenti che eseguono un nodo? 

Aumentando la capacità attraverso l’acquisto di hardware specializzati non otterrebbe il risultato sperato di aumentare la scalabilità. Per eseguire un nodo in sicurezza è necessario che venga spesa il ~5-10% della potenza della CPU. Questo per garantire che la batteria non si scarichi, che le altre applicazioni non vengano rallentate e per dar modo di eseguire contemporaneamente altri processi necessari (ad esempio: la verifica delle transazioni, le richieste in entrata ecc…). 

È di vitale importanza anche tenere in conto le connessioni internet, che al massimo possono andare a gestire blocchi da 1-5 MB ogni 12 secondi, qualunque altra cifra che viene fornita, specie dai provider, non è da prendere in considerazione perché è falsata. Le reti tendono a sovraccarico, danno meno di ciò che promettono e ci sono sempre altre applicazioni che le sfruttano in contemporanea. 

Il massimo di archiviabilità è di 512 gigabyte perché anche se è possibile confrontarsi con diversi terabyte allo stato solido, acquistandoseli, ma molti non hanno la possibilità di permettersi di investire centinaia di euro e utilizzerebbero un provider decentralizzato. 

Alti livelli di attività andrebbero immediatamente ad occupare tutto lo spazio e, peggio ancora, c’è da considerare che è proprio la capienza a determinare la quantità di tempo necessario all’archiviazione. 

Ed è proprio il tempo richiesto per la sincronizzazione iniziale, per mezzo della quale i dati che i nodi esistenti devono archiviare vengono scaricati dal nuovo nodo, che rende impossibile l’esecuzione dei nodi stessi agli utenti.

Scalabilità della Blockchain: quali possono essere le soluzioni?

Se Ethereum fosse utilizzato anche solo dieci volte di più, il tempo di sincronizzazione diverrebbe talmente improponibile che la connessione verrebbe limitata. 

Adesso è ancora fattibile il fatto di eseguire i nodi, per un utente normale che possiede il giusto hardware ma in futuro non è molto probabile che questi problemi vengano risolti, nemmeno modificando l’algoritmo di consenso. Oppure, mettendo il caso che si apportino dei miglioramenti (ad esempio che i nodi verifichino la catena senza aver bisogno di rimanere archiviati) ciò porterebbe a spostare di poco i limiti. 

Molti approcci sono in corso di esplorazione, ma nessuno di loro si avvicina minimamente all’illimitatezza auspicata da Elon Musk, rispetto alla scalabilità della blockchain. 

Le blockchain frammentate possono avere più possibilità di scalare perché non viene elaborata ogni transizione. Rimane il fatto che se si vuole scalare maggiormente la blockchain anche l’aumento dei parametri tecnici non è la soluzione definitiva e convincente.  

Quando la capacità degli utenti di eseguire nodi aumenta, ciò va di pari passo con un incremento del costo di archiviazione e del rischio di perdita di dati.  

Ad oggi il lavoro per raggiungere la meta ambita senza sacrificare le caratteristiche della blockchain e il suo decentramento, è ancora in alto mare.  

Per approfondire:

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