“Oro digitale”: a quanto pare non si tratta del Bitcoin

A quanto sembra, non è il Bitcoin il cosiddetto "oro digitale" della finanza, il re delle criptovalute. E i motivi sono i seguenti ...

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Tempo di lettura: 5 minuti
  • Non è il Bitcoin il cosiddetto “oro digitale” della finanza. E i motivi sono tanti
  • I motivi principali sono legati al fatto sia della concorrenza spietata di tutte le altre valute che dell’impiego non è ancora reale e convincente
  • Il bitcoin ancora non può dire di avere una posizione garantita come asset difensivo

oro digitale

A quanto sembra, non è il Bitcoin il cosiddetto “oro digitale” della finanza. E i motivi sono tanti. Vediamo brevemente insieme quali sono.

Goldman Sachs pochi giorni fa ha affermato alcune cose molto importanti e da prendere in considerazione e cioè che è errato nonché prematuro considerare il bitcoin oro digitale. I motivi di questa affermazione sono diversi e i principali sono legati al fatto sia della concorrenza spietata di tutte le altre valute come per esempio Ether e anche perché l’impiego non è ancora reale e convincente.

Ci sono molte persone e investitori che sono molto positivi e propositivi nell’affermare che la più importante criptovaluta presente nel mondo possa essere considerata una grande risorsa, un cuscinetto per chi ci vuole investire soprattutto nei periodi difficili e dove c è tanta inflazione e affermano con convinzione che la si deve considerare come un bene prezioso e quasi di rifugio, alla stessa stregua dell’oro.

Ma gli analisti di Goldman Sach con a capo Jeffrey Currie non sono molto d’accordo e sostengono con convinzione che il bitcoin ancora non può dire di avere una posizione garantita come asset difensivo.

I motivi per cui il Bitcoin non può essere considerato un “oro digitale”

Per accentuare la loro affermazione hanno sottolineato e ricordato come bitcoin ha avuto problemi e battute di arresto nel momento in cui c’è stato un nuovo picco e ondata di contagi del Covid 19, che ha portato gli investitori a provare la ricerca di disponibilità difensive.

La loro idea è che uno dei punti negativi e dei problemi dei bitcoin in questo momento è legato soprattutto alla troppa energia che viene impiegata quando si procede al mining e questo crea molti dubbi e molte incertezze agli investitori. Questa teoria e questa analisi è rilanciata soprattutto da  Goldman Sachs.

Queste analisi e affermazioni sono avvalorate anche da alcuni studi rilanciati dalla Cambridge University che hanno dimostrato come l’energia utilizzata ogni anno è addirittura superiore a quella dell’Argentina.

Le ripercussioni di questa ricerca

Questa ricerca comunque non ha sconvolto ne fatto sobbalzare nessuno tra gli investitori dei Bitcoin che sostengono che si tratta di esagerazioni e di strumentalizzazione e soprattutto di preoccupazioni inutili, soprattutto relativamente all’uso di energia del mining. Anzi su questa cosa sono molto ottimisti soprattutto perchè ritengono molto positivo un fattore e cioè il fatto che il mining sempre di più si sta convertendo all’uso dell’energia sostenibile e sono sicuri che in futuro questa cosa verrà sempre di più accentuata.

Oro digitale: non si sa qual è, ma il futuro sembra abbastanza chiaro

Ma gli analisti di Goldman Sachs non sono convinti di quella che sarà l’evoluzione positiva nei prossimi anni dei bitcoin in quanto sostengono che le battute di arresto avvenute nel periodo della pandemia per il Covid 19 e anche la concorrenza di altre criptovalute come per esempio ether ed altcoin sono segnali positivi che è sbagliato sottovalutare e non considerare.

Questi segnali secondo loro non può lasciare tranquilli gli investitori che vorrebbero investire sui bitcoin e anzi andrebbe ad aumentare la loro paura e il loro scetticismo. Le dichiarazioni degli analisti di Goldman Sachs sono state chiare in merito e hanno voluto sottolineare anche un altro punto.

Essi hanno affermato che dichiarato che la mancanza di casi di impiego  del bitcoin è andato a danneggiare in un certo senso la sua reputazione facendolo diventare molto meno attrattivo.

Svantaggi del Bitcoin rispetto ad altre criptovalute

I  beni tradizionali di  rifugio di lungo respiro e  periodo quali arte, oro,  diamanti, vino e oggetti da collezione possiedono tutti impiego e valore oggettivo,  al di là del fatto che sono considerati  beni rifugio.

Inoltre hanno dichiarato che l’importanza dell’impiego reale è veramente notevole perché va a diminuire in maniera significativa quelle che sono le oscillazioni nonché la volatilità del prezzo.

Questo succede perchè in pratica che l’effettiva e reale richiesta si va a regolare in maniera tale da attenuare le oscillazioni negli investimenti  e in questo modo è molto probabile che l’asset non andrà in crisi o comunque avrà solo dei problemi non tanto rilevanti.

In definitiva essi sono convinti che lo scarso punteggio ambientale dei bitcoin lo rendono più fragile alla perdita di richiesta come riserva di valore a vantaggio di altre criptovalute che risultano essere strutturate in maniera più precisa e affidabile. Il bitcoin non può essere al momento messo in concorrenza con l’oro come bene rifugio ma possono tranquillamente coesistere.

Però per fortuna Goldman Sachs, nonostante lo scetticismo sui bitcoin, ultimamente ha riaperto la sua unità di negoziazione delle criptovalute. Come se i cercatori dell’oro digitale fossero ancora lì fuori, alla conquista di nuovi territori dove picchettare. E molto probabilmente è proprio così.

Per approfondire:

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