Criptovalute per soli ricchi: Wells Fargo lancia il terzo genere di investimenti.

La statunitense Wells Fargo ha pubblicato un report nel quale analizza la possibile introduzione di nuovi fondi di investimento costituiti da sole criptovalute e destinati a soli clienti qualificati. Si affaccia l'idea di un tertium genus di investimenti.

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Tempo di lettura: 9 minuti
  • La nota banca americana Wells Fargo apre agli investimenti in criptovalute
  • Gli investimenti saranno riservati ai suoi soli clienti qualificati
  • La Wells Fargo ha pubblicato un report nel quale analizza la possibile crescita delle criptovalute nel lungo termine
  • Le criptovalute avranno il ruolo di “diversificatori” dei portafogli degli investitori

Introduzione

La coesione e l’unanimità di vedute è, certamente, utopia nell’ambito delle criptovalute.

Se in questi giorni si sta assistendo alla caduta del valore del bitcoin (nel momento in cui si scrive il valore si aggira attorno ai 38.000,00 $) e con lui di ether e dogecoin, ci sono grandi banche che vedono con positività il mondo cripto.

In particolare, si sta parlando dell’istituto bancario Wells Fargo che il 19.5.2021 ha annunciato di voler introdurre fondi di criptovalute come possibilità di investimento per i suoi clienti più facoltosi o, come lei stessa li definisce, per i suoi “investitori qualificati”.

L’esclusiva sarebbe legata agli elevati rischi connessi con l’investimento che lo renderebbero più adatto a portafogli di una certa ampiezza.

The investment rationale for cryptocurrencies“.

Come anticipato, l’istituto bancario Wells Fargo ha di recente pubblicato un report intitolato the investment rationale for cryptocurrencies nel quale analizza la possibilità  di aprirsi alle criptovalute e, dunque, di offrire nuove forme di investimenti finanziari ai propri clienti.

In un panorama che comprende oltre 9000 criptovalute e una capitalizzazione di mercato di circa 2.4 trilioni di dollari, Wells Fargo ritiene che, analizzando le tendenze dell’offerta e della domanda nel lungo termine, si possa pensare ad un’ulteriore crescita del settore accompagnata dalla progressiva compressione della volatilità dei prezzi e, dunque, alla possibilità che le criptovalute agiscano come elementi “diversificatori” di portafoglio.

Il report prosegue, poi, analizzando lo stato dell’arte delle criptovalute.

Criptovalute Wells Fargo investimenti

A partire dal 2020 e dagli eventi che lo hanno caratterizzato l’uso delle criptovalute è aumentato vertiginosamente, favorendo la maturazione dei mercati.

In particolare, è stata regolamentata (beninteso, negli Stati Uniti) la possibilità per le banche di detenere e custodire criptovalute. Nel mondo finanziario si stanno compiendo grossi passi in avanti per la creazione di un quadro giuridico autonomo e specifico, che renda le criptovalute dei solidi asset  su cui investire.

La stessa pandemia da Coronavirus ha svolto un ruolo primario nell’ambito delle nuove tecnologie.

Si ricorda che con l’esplosione dei contagi si registrò, nel marzo del 2020, il crollo delle valutazioni delle criptovalute.

L’effetto, però, è stato comunque positivo. La “cultura” delle criptovalute si è espansa, registrandosi una loro maggiore diffusione nel pubblico. L’economia digitale ha fatto fronte alle necessità di un mondo in quarantena. I tassi di interesse sono tornati quasi a zero, scatenando timori di inflazione e l’interesse per sistemi di pagamento alternativi.

L’apertura a nuovi modi di pagamento ha introdotto, però, anche nuovi e maggiori rischi. Si parla di un mercato relativamente nuovo e poco regolamentato. Le fluttuazioni dei prezzi sono consistenti e imprevedibili, dipendendo dalla possibilità di regolazioni più stringenti e da vari rischi operazionali associati all’effettuazione delle transazioni. Ciò che determina la necessità di una più profonda due diligence (dunque, analisi più approfondite e multilivello del prodotto finanziario) da parte della banca che decide di offrire criptovalute al pubblico.

La Wells Fargo, alla luce delle caratteristiche del mercato di riferimento e dei rischi connessi alle criptovalute, ritiene che, per ora, queste possano essere destinate solo a investitori qualificati e che tali investimenti siano gestiti con maggiore professionalità (la due diligence di cui si parlava).

Classificazione dell’investimento in criptovalute.

La Wells Fargo classifica tutti gli investimenti in criptovalute che andrebbe a proporre come “Investimenti Alternativi”

Gli investimenti alternativi sono una categoria di investimenti costituiti da una combinazione di fonti non tradizionali di rendimento (per l’appunto, le criptovalute), che apportano un elemento diversificante nel lungo termine nel portafoglio dell’investitore “tradizionale”. Investimenti di una certa complessità e che danno diritto ai c.d. illiquidity premiums e cioè a rendimenti in eccesso che un investitore può ottenere dopo aver investito in un asset illiquido (asset che non può essere facilmente scambiato con denaro contante).

Il report conclude, poi, che in un futuro non molto lontano potranno arrivare ulteriori strutture di investimento per le criptovalute, più evolute rispetto a quelle già esistenti

Perché le criptovalute sono un asset su cui investire?

Il report continua analizzando le caratteristiche intrinseche dell’investimento in criptovalute.

Le criptovalute non generano interessi nè danno diritto a dividendi. Non promettono guadagni in base ai prezzi che queste hanno oggi.

Se già i mercati finanziari regolamentati sono più o meno rischiosi a seconda del prodotto finanziario che si sceglie, quello delle criptovalute dà molta meno certezza sul futuro dei propri fondi.

Nonostante ciò la Wells Fargo si sofferma sull’analisi a lungo termine dell’andamento delle criptovalute affermando che, comunque, è possibile osservare segni di una loro stabilità futura tramite l’analisi dei c.d. price drivers (indici che caratterizzano un titolo e che influenzano il prezzo dell’investimento nel breve e nel lungo periodo). A ciò bisogna aggiungere che i price drivers delle criptovalute sono completamente differenti rispetto a quelli degli asset tradizionali, suggerendo che queste potranno agire come ulteriori elementi diversificatori di portafoglio (pensiamo a un portafoglio bilanciato dove si sceglie di investire una parte del capitale nell’azionario e un’altra parte nell’obbligazionario. Le criptovalute saranno il terzo genere dei prodotti finanziari).

Come bisogna guardare alle criptovalute?

La Wells Fargo sottolinea come le criptovalute non debbano e non possano essere considerate come le future sostitute di prodotti finanziari e beni di scambio come azioni e materie prime. Queste devono, piuttosto, essere viste come un terzo nuovo prodotto finanziario che con gli altri può condividere fattori comuni e trend nel breve periodo, pur mantenendo nel lungo periodo sempre una propria autonomia.

Vi è da considerare, ad esempio, che il prezzo delle materie prime dipende da fattori, quale la spesa per i servizi delle famiglie, che non influenzano il prezzo delle criptovalute e viceversa.

Le criptovalute costituiscono un prodotto finanziario ancora da sviluppare. La loro stabilità deve essere ancora “costruita” e l’analisi della domanda e dell’offerta nel lungo termine è lo strumento per farlo.

Per essere più precisi, basti vedere alla costante crescente domanda per le nuove tecnologie; si pensi alla stessa tecnologia blockchain e alle sue svariate applicazioni, prima fra tutte quella nell’ambito finanziario (dal trading ai prestiti, alla custodia delle criptovalute).

In questo senso si muovono anche le prime borse valori decentralizzate, c.d. D.A.O. o Decentralized Autonomous Organizations che permetterebbero di scambiare prodotti finanziari ad ogni ora del giorno.

Criptovalute Wells Fargo investimenti

L’innovazione risiede nel fatto che tutte le applicazioni della blockchain non dovranno essere presiedute da un’autorità centrale che le controlli e prenda decisioni, ma le operazioni che in essa si svolgono dovranno essere validate da una molteplicità di partecipanti secondo il noto meccanismo.

A tutto ciò occorre aggiungere brevemente la rivoluzione apportata nel campo giuridico dagli smart contracts.

A dire il vero si dovranno fare ancora passi in avanti, quantomeno per qualificare giuridicamente uno smart contract.

In traduzione vuol dire contratto intelligente.  La sua esecuzione è automatica al verificarsi di determinate condizioni fissate dalle parti. Il suo funzionamento, però, è esclusivamente digitale e incorporato in un software inserito su una blockchain.

L’applicabilità di queste tecnologie è varia: si pensi solo all’uso che se ne fa in ambito farmaceutico e sanitario, nel campo delle assicurazioni e in quello della supply chain.

Cosa dice la Wells Fargo della volatilità?

La Wells Fargo mette, ovviamente, in guardia sul fatto che, pur considerando le criptovalute un asset digitale e, potenzialmente, un terzo genere di prodotto finanziario, queste sono tutt’altro che prive di rischi.

Fra i più rilevanti occorre considerare che la tecnologia è relativamente giovane e ancora in fase evolutiva. Vi è, pertanto, il rischio che questa possa fallire.

Ancora, vi è la possibilità che se la tecnologia avesse successo, le criptovalute potrebbero venir regolate più rigorosamente.

Ulteriore rischio risiede nelle possibili perdite legate ai trasferimenti e allo storage. Sono noti i casi di attacchi hacker o data breaches che hanno comportato la perdita di criptovalute e lo svuotamento dei portafogli di molti utenti. Le piattaforme exchange hanno, ovviamente, scontato le conseguenze di così bassi livelli di sicurezza.

Questi sono solo alcuni dei numerosi rischi che la Wells Fargo mette in evidenza nel report, nel quale si sottolinea, pertanto, la necessità che gli investitori vengano istruiti sulle criptovalute, sulle loro caratteristiche tecniche uniche, oltre che differenti rispetto ai tradizionali strumenti finanziari.

Essendo asset sui quali risulta ancora molto rischioso investire, la banca limita, come anticipato, la possibilità di acquistare criptovalute ai suoi soli investitori qualificati e offrendo solo collocamenti privati. Altro aspetto da considerare è, infatti, che la S.e.c. non ha ancora dato approvazione a un E.t.f., cioè un exchange traded fund, basato su criptovalute, nonostante il numero delle banche che lo richiedono sia elevato. Questi sono fondi a basse commissioni di gestione negoziati in borsa come normali azioni e si caratterizzano per il fatto di avere come unico obbiettivo quello di replicare l’andamento e il rendimento di indici azionari, obbligazionari e di materie prime. La caratteristica fondamentale risiede nella loro somiglianza ai fondi comuni di investimento, con la differenza che le loro quote sono negoziate in tempo reale al pari delle azioni.

Conclusioni

Viste nel breve termine le oscillazioni delle criptovalute sono preoccupanti.

Viste nel lungo termine danno tutt’altra idea.

In questi giorni stiamo assistendo a forti preoccupazioni sul futuro del bitcoin e delle criptovalute in generale.

Non dimentichiamoci, però, che le stesse preoccupazioni, forse anche peggiori, investirono il mondo cripto esattamente un anno fa, allo scoppiare della pandemia.

Nel breve termine doveva finire tutto là, nel lungo termine le criptovalute si sono moltiplicate e la capitalizzazione di mercato è sempre più consistente.

La Wells Fargo, guardando in prospettiva, fa proprio questo. Con cautela, non si preoccupa del breve termine, ma guarda al passato, al presente e al futuro delle criptovalute.

Mette in guardia sui rischi. Mette in guardia sul futuro incerto dell’investimento. Guarda, però, con fiducia alla presenza delle criptovalute nel mondo finanziario.

D’altra parte, quando si va in banca per un investimento tradizionale, non è anche vero che veniamo avvertiti sui rischi connessi con l’investimento, primo fra i quali quello di perdere il capitale per l’incertezza del futuro del titolo?


Per approfondire:

 

 

 

 

Scritto da
Contributore
Avv. Luca Amorelli, laureato in giurisprudenza presso l’Università L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma nel 2015. La sua formazione e competenza professionale è rivolta alle tematiche concernenti le obbligazioni, i contratti, i beni pubblici e privati, il funzionamento dei servizi pubblici e, più in generale, le posizioni soggettive dei cittadini utenti. Con un'attenzione sempre crescente per il mondo della Blockchain e degli Smart contracts, nel 2020 ha completato presso l'Università L.U.I.S.S. il Master di II livello in diritto della concorrenza e dell'innovazione. Nel settore delle nuove tecnologie l'Avv. Amorelli è specializzato nel diritto applicato o applicabile alla Blockchain e agli Smart contracts. Si occupa, inoltre, dei profili giuridici, fiscali ed economici legati all'uso e alla conservazione di criptovalute.
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