Consob e Bankitalia. Le criptovalute sono rischiose

Due delle autorità finanziare più importanti, Consob e Bankitalia, hanno sottolineato l’alto rischio degli investimenti in criptovalute.

Consob e Bankitalia criptovalute
Tempo di lettura: 5 minuti
  • Consob e Bankitalia hanno voluto ribadire agli investitori che le criptovalute sono rischiose, in quanto molto complicate, volatili e mancanti di tutela verso gli investitori
  • Le criptovalute, come dicono Consob e Bankitalia, sono rischiose, ma rappresentano allo stesso tempo uno strumento finanziario alternativo che potrebbe diventare una risorsa quotidiana

Nella giornata del 28/04/2021, la Consob e Bankitalia (o Banca d’Italia), hanno voluto richiamare l’attenzione sugli aspetti negativi e gli elevati rischi in relazione alle attività di trading in criptovalute. Trattandosi di un mercato altamente volatile, infatti, non tutti sanno che le perdite di denaro possono essere molto importanti, soprattutto se non si conosce a fondo ciò su cui si investe.

Ma a cosa sono legati, esattamente, i rischi degli investimenti in criptovalute?

Consob e Bankitalia: i rischi delle criptovalute

Sia la Consob che Bankitalia hanno voluto sottolineare l’elevato rischio degli investimenti in criptovalute in una nota, dove si afferma che l’acquisto di asset digitali non è supervisionato da nessun ente regolamentato, e che quindi non offre la stessa trasparenza che viene offerta da servizi di investimento tradizionali.

Inoltre, le criptovalute sono sprovviste di qualsiasi forma di tutela verso l’investitore, e non sono controllate da nessuna Autorità di vigilanza. D’altronde, non è difficile cadere in rug pull, scam o prodotti proposti da sviluppatori fittizi che spesso finiscono per scomparire nel nulla prosciugando interi capitali di chi, possibilmente, ha sudato per guadagnarseli.

Consob e Bankitalia criptovalute
Logo Consob

La nota di Consob e Bankitalia continua dicendo che le criptovalute presentano “rischi di diversa natura, tra cui: la scarsa disponibilità di informazioni in merito alle modalità di determinazione dei prezzi; la volatilità delle quotazioni; la complessità delle tecnologie sottostanti; l’assenza di tutele legali e contrattuali, di obblighi informativi da parte degli operatori e di specifiche forme di supervisione su tali operatori nonché di regole a salvaguardia delle somme impiegate”.

Inoltre, a ciò vengono aggiunti anche eventuali casi di hackeraggio o smarrimento delle seed phrases o password dei propri wallet. Il rischio, poi, viene aumentato grazie alla moltitudine di strumenti digitali tramite i quali è possibile acquistare criptovalute. Ma la domanda ci sorge spontanea: le criptovalute sono davvero così rischiose come dicono la Consob e Bankitalia?

Criptovalute: alto rischio o mancanza di informazione?

Se è vero che enti importanti come Consob e Bankitalia vogliano avvertire gli investitori sull’elevato rischio delle criptovalute, è anche vero che in molti Paesi, come l’Italia e l’Europa in generale, c’è ancora una scarsa mole di informazioni al riguardo.

Consob e Bankitalia criptovalute
Logo Bankitalia

Non è un caso, infatti, che l’80% (se non di più) delle informazioni riguardanti il settore criptovalute si trovino in lingua inglese o, per meglio dire, lingua americana. Tra l’altro, non sono neanche pochi i siti di informazione scritti in lingua russa o asiatica. Questo perché i Paesi in cui le criptovalute sono maggiormente regolamentate sono gli Stati Uniti e l’Asia, anche perché hanno un numero molto superiore di abitanti.

Tuttavia, nazioni come l’Italia, secondo report di Cryptonomist risalenti al 2019, si trovavano già al quarto posto per quanto riguardava l’accettazione dei Bitcoin all’interno dei negozi fisici. Tuttavia, nel nostro Paese molti investitori pensano che acquistare Bitcoin o criptovalute garantisca dei guadagni, quando in realtà dietro c’è molto di più.

Per quanto riguarda la determinazione dei prezzi, chi si informa spesso sul settore sa benissimo che i prezzi variano non solo in base alla domanda e all’offerta, ma anche in base all’andamento delle economie mondiali, a notizie internazionali come l’acquisto di Bitcoin da parte di Tesla o JPMorgan, accordi di Crypto.com e Visa, e via dicendo.

Passando alla ‘’complessità delle tecnologie’’, poi, è ovvio che uno strumento innovativo come la blockchain non sia semplice da spiegare. La blockchain, infatti, ha riscontrato successo proprio perché è complicata, e proprio perché offre una soluzione alternativa a ciò che conoscevamo fino a poco tempo prima. Se non fosse così, nessuno sentirebbe parlare di blocchi, transazioni, mining, proof of stake e molto altro da oltre 10 anni.

È chiaro che, trattandosi di una piattaforma decentralizzata, nessun ente può ‘’vigilare’’ sui contratti e sulle tutele verso gli investitori. Chiunque si addentra nel settore delle criptovalute deve, o almeno dovrebbe, essere a conoscenza di ciò su cui sta investendo e del funzionamento della blockchain, senza dover aspettare che siano la Consob e Bankitalia a dire che si tratta di un settore molto volatile.

Infine, per quanto riguarda il rischio di hackeraggio, una qualsiasi banca potrebbe essere rapinata o andare in bancarotta da un momento all’altro. L’unica differenza sta nel fatto che la banca, in alcuni casi, può tutelare l’investitore, anche se fare breccia nei sistemi di sicurezza di una banca, per un hacker esperto, risulta sicuramente più facile rispetto al fare breccia all’interno di un protocollo decentralizzato, ad esempio.

La risposta, quindi, è che è vero che le criptovalute sono uno strumento molto volatile, come dicono Consob e Bankitalia, ma è anche vero che se gli investitori si informassero prima di andare ‘’all-in’’ su una posizione, perderebbero molto meno capitale.

Conclusioni

È giusto che enti maggiori come Consob e Bankitalia avvisino prontamente gli investitori quando viene individuato un prodotto ad alto rischio.

Tuttavia, sarebbe ancora più corretto fornire l’adeguato quantitativo di informazioni, piuttosto che convincere gli investitori che le criptovalute siano qualcosa da cui stare alla larga. Questi strumenti, infatti, non sono studiati solo per fare investimenti o speculazione, ma hanno il fine di far parte della vita quotidiana.

Sicuramente le perdite, in base alle proprie scelte, possono essere importanti, ma è altrettanto importante capire che c’è una grande mancanza di informazione.

Ecco perché consigliamo di tenersi sempre aggiornati su queste tematiche, evitando di fare scelte sbagliate e prevedendo eventuali errori.

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Laureato in lingue per la comunicazione interculturale e d'impresa, mi sono avvicinato da circa 6 mesi al mondo delle criptovalute, e me ne sono praticamente innamorato. Nella vita faccio il content writer come freelance, ma mi piace tenermi aggiornato sulle notizie relative al mercato della blockchain e faccio qualche micro-investimento. In più, sfrutto la potenzialità di alcune piattaforme di mining, faucet e wallet virtuali.
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