Bitcoin è in calo dopo le proteste nel Kazakhistan

Bitcoin è in calo e con questa moneta digitale anche tutte le altre, che solitamente seguono sempre la sua scia Quello che sta capitando al Bitcoin dipende da numerosi fattori, forse in particolare da due Prima di tutto dobbiamo porre la nostra attenzione sui fatti politici più recenti accaduti in Kazakhistan In secondo luogo dovremo […]

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  • Bitcoin è in calo e con questa moneta digitale anche tutte le altre, che solitamente seguono sempre la sua scia
  • Quello che sta capitando al Bitcoin dipende da numerosi fattori, forse in particolare da due
  • Prima di tutto dobbiamo porre la nostra attenzione sui fatti politici più recenti accaduti in Kazakhistan
  • In secondo luogo dovremo analizzare la situazione economica e finanziaria degli Stati Uniti, dopo la presa di posizione della FED
  • Il crollo del valore del Bitcoin è anche strettamente collegato al blocco del criptomining
  • Fare mining oggi non è più conveniente a causa dell’aumento considerevole dei prezzi sull’energia in tutte le parti del mondo

bitcoin calo kazakhistan

Nell’ultima settimana, la notizia è sempre la stessa: il Bitcoin è in calo. Questo crollo della criptovaluta numero uno di coinbase non dipende da una singola circostanza, ma piuttosto da una serie di fattori che ora andremo ad analizzare. Il punto, però, non è semplicemente la svalutazione di una singola moneta digitale, ma le sue nefaste conseguenze nel mondo delle crypto.

Infatti, come sappiamo bene ormai da molto tempo, tutto quello che accade al Bitcoin in qualche modo non fa che riflettersi, anche sul lungo periodo, su tutte le altre criptovalute. Il Bitcoin è in calo (da circa 41 mila euro della settimana scorsa è sceso fino a 35 mila) e se le sta tirando giù tutte, a una a una. E il problema è talmente grande da non coinvolgere solamente gli investitori, ma persino tutte le più grandi farm di mining distribuite sul globo terrestre.

Non è più tempo buono per “minare”, questo è ormai chiaro ai maggiori esperti del settore.

Come mai è successo tutto questo?

Le bollette in aumento nel Kazakhstan e il Bitcoin è in calo

Il Kazakhstan è uno di quei paesi che, solitamente, sentiamo nominare solamente quando guardiamo le Olimpiadi ogni quattro anni. Eppure esiste almeno una cosa che distingue questo luogo da ogni altro al mondo (eccetto gli Stati Uniti d’America). Il Kazakhstan infatti primeggia, poco sotto gli USA, quando si parla di criptomining. Nella nazione asiatica si trova il più alto numero di farm delle criptovalute.

Il Cambridge Centre for Alternative Finance ha reso pubblici alcuni dati secondo i quali circa il 18% del mining globale viene fatto nelle “fattorie” kazakistane.

Nel 2021, il mercato si è ulteriormente dilatato, quando la Cina ha stabilito una stretta sui limiti consumo dell’energia. Per cui buona parte delle fabbriche di criptovalute si sono appunto spostate nel paese che sul tabellone di Risiko non è presente, ma si trova proprio in mezzo tra la Cina e la Russia. Sembra che oltre novanta mila società abbiano deciso di stabilire le loro attività legate alle crypto sul territorio in questione, e la maggior parte di loro si trovano adesso in prossimità a Ekibastuz. I miners sono cinquantamila, distribuiti in ben otto hangar, e sia alimentano tramite l’energia prodotta dalla centrale di carbone. La fattoria consuma all’incirca quanto una città di medie dimensioni, con oltre un centinaio di migliaia di abitanti.

Perché? Finora la risposta poteva risultare piuttosto semplice: conveniva così dal punto di vista economico. Ma ora la situazione è piuttosto cambiata.

Infatti, a causa del consumo elevato di energia che viene impiegata per la produzione di criptovalute, il Presidente Qasym-Jomart Toqaev ha stabilito un aumento significativo sul prezzo della materia energia. Le società, in rivolta, hanno dunque bloccato la produzione, e questo ha ingolfato l’intero mercato globale.

Anche qui da noi, in Italia, chi faceva mining casalingo ha dovuto fermare tutte quante le macchine. Tutti quanti hanno subito un arresto. Le monete digitali si sono fiondate verso il fondo di un barile dal quale si spera che risalgano.

Come si evolverà questa situazione? Ancora non lo sappiamo. Siamo però consapevoli che la situazione non soltanto non si ferma qui (quali altre novità dobbiamo ancora aspettarci?), ma dobbiamo ricercare le cause del crollo generale anche in un paese nell’altra faccia del pianeta. Gli USA.

La decisione definitiva della FED e il Bitcoin è in calo

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I trader di bitcoin hanno subito il peggior giorno in un mese dopo che le turbolenze nei mercati tradizionali si sono riversate nel trading di asset digitali e hanno causato l’inasprimento di scommesse per quasi 900 milioni di dollari. Le liquidazioni che hanno colpito i trader con leva sono arrivate dopo che la Federal Reserve statunitense ha segnalato che potrebbe inasprire la moneta prima di quanto molti investitori si aspettassero per combattere l’aumento dell’inflazione. La prospettiva di un aumento dei tassi di interesse ha causato il crollo dei prezzi sui mercati azionari e ha spinto al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato.

Il cambiamento di posizione ha anche scatenato una svendita di bitcoin, che ha perso il 10% del suo valore nelle ultime 24 ore per essere scambiato a 42.645 dollari secondo l’indicatore del prezzo bitcoin di FT Wilshire. Il forte calo da circa 47.000 dollari ha cancellato 895 milioni di dollari di posizioni sugli scambi, nel più grande clear-out dal 3 dicembre, secondo i dati di Coinglass. Bitcoin ha perso il 36% del suo valore dal suo massimo storico di novembre, quando è stato scambiato sopra i 67.000 di dollari.

L’influenza degli eventi nei mercati tradizionali sui prezzi degli asset digitali è cresciuta negli ultimi mesi a causa del coinvolgimento degli attori di Wall Street nei mercati delle criptovalute. Ciò ha rafforzato la relazione tra i mercati azionari e il prezzo del bitcoin, poiché i grandi investitori reagiscono agli eventi.

Nonostante le turbolenze, Goldman Sachs ha previsto questa settimana che il bitcoin potrebbe raggiungere i 100.000 dollari, se sottraesse quote di mercato all’oro. Entrambi sono visti da alcuni analisti e investitori come un modo per proteggere i portafogli dagli elevati livelli di inflazione che attualmente stanno dilagando nel mondo.

Zach Pandl, co-responsabile della strategia valutaria globale, tassi di interesse e mercati emergenti di Goldman, ha affermato che è probabile che la quota di bitcoin nei portafogli aumenterà con il proseguimento dell’adozione di risorse digitali, il che potrebbe far aumentare il suo prezzo. “Ipoteticamente, se la quota di bitcoin nel mercato della riserva di valore dovesse salire al 50% nei prossimi cinque anni”. . . il suo prezzo aumenterebbe a poco più di 100.000 di dollari”, ha scritto Pandl nella sua nota di ricerca mercoledì scorso.

Per approfondire:

Bibliografia:

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