Guida alla dichiarazione delle criptovalute: tutte le risposte che cerchi.

Abbiamo chiesto alla community italiana i principali dubbi sulla dichiarazione delle criptovalute e il pagamento delle imposte. Abbiamo le risposte! Con l'aiuto di professionisti del settore abbiamo compilato questa guida alla dichiarazione delle criptovalute, che ti seguirà, passo dopo passo, per metterti in regola con il Fisco italiano.

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Tempo di lettura: 21 minuti
  • Necessaria la dichiarazione delle proprie criptovalute nel quadro RW del modello unico – persone fisiche;
  • se si detengono criptovalute in wallet il cui valore complessivo non supera € € 51.645,69, non si dovranno pagare imposte sulle plusvalenze maturate, in quanto tale attività non è considerata speculativa;
  • se si detengono criptovalute in wallet il cui valore complessivo supera € 51.645,69, si dovrà pagare l’imposta sostitutiva del 26%;
  • dalle plusvalenze prodotte possono essere dedotte le eventuali minusvalenze maturate.

 

  1. Introduzione

Questa guida è dedicata a chiunque possegga criptovalute, che si stia chiedendo o che ancora non si sia chiesto come mettersi in regola con il Fisco italiano.

Sull’argomento se ne dicono tante e tanto è ancora lasciato all’interpretazione. Non c’è una linea comune e, soprattutto, dedicata alle criptovalute nello specifico.

Da qui la difficoltà nella compilazione della dichiarazione dei redditi.

Il Fisco vuole sapere se i suoi contribuenti posseggono criptovalute e nulla di più.

Le equipara alle valute estere e ne estende, pertanto, la disciplina.

Ma non è sempre tutto così chiaro.

Oltre alla criptovaluta in sé occorre considerare il modo in cui questa viene conservata, la piattaforma che viene sfruttata per gli scambi e i depositi in valuta nazionale sulla piattaforma stessa.

Una volta che siamo soddisfatti dei nostri investimenti e vogliamo consolidare i guadagni, quali imposte bisogna pagare, ma, soprattutto, quando?

Prima di cominciare si deve ricordare che in un altro articolo (https://theledger.it/news/regolamentazioni/il-trattamento-fiscale-delle-criptovalute-in-italia/) mi sono già soffermato sulla fiscalità delle criptovalute. La sua lettura è propedeutica e fondamentale per comprendere molti aspetti di quanto si dirà in questa guida.

 


Disclaimer.

Attenzione! Si ricorda al lettore che le circolari e le normative citate sul tema possono subire variazioni. Il consiglio è sempre quello di affidarsi al proprio commercialista o esperto del settore. La presente guida è a scopo esclusivamente informativo e non può essere considerata esaustiva, né fornire parere legale o altro tipo di consulenza professionale. Si declina, pertanto, ogni responsabilità del sito Web theledger.it e dell’autore stesso per qualsiasi danno, diretto, indiretto, incidentale e consequenziale legato all’uso, proprio o improprio delle informazioni contenute in questa guida, ivi inclusi senza alcuna limitazione, la perdita di profitto o eventuali sanzioni amministrative. 


 

 

  1. Posseggo da poco criptovalute e voglio essere in regola con il Fisco italiano. Cosa devo fare?

Se hai deciso di investire in criptovalute, l’Agenzia delle entrate lo vuole sapere.

Come anticipato, non c’è una disciplina specificamente dedicata.

La difficoltà nell’inquadrarle giuridicamente e nel localizzarle geograficamente ai fini impositivi ha fatto sì che l’Agenzia  considerasse anch’esse nell’ambito applicativo dell’art. 4 del decreto-legge n. 167 del 1990. Questo prevede, in particolare, l’obbligo di compilazione del quadro RW del Modello Redditi – Persone Fisiche da parte delle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato che, nel periodo d’imposta, detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia.

È quanto si ricava dalla risposta all’interpello n. 956-39/2018 dell’Agenzia delle entrate.

Chi detiene criptovalute è, pertanto, equiparato a chi detiene investimenti all’estero o svolga attività estere di natura finanziaria che producano redditi in Italia (tra queste si annoverano anche le valute estere).

Aggiunge l’Agenzia che «poiché alle valute virtuali si rendono applicabili i principi generali che regolano le operazioni aventi ad oggetto valute tradizionali nonché le disposizioni in materia di antiriciclaggio, si ritiene che anche le valute virtuali devono essere oggetto di comunicazione attraverso il citato quadro RW, indicando alla colonna 3 (“codice individuazione bene”) il codice 14 – “Altre attività estere di natura finanziaria”».

Prima di procedere con la compilazione vera e propria, occorre capire quale sia la funzione della dichiarazione.

Il quadro RW deve essere compilato, ai fini del monitoraggio fiscale (ne abbiamo parlato sopra in riferimento all’art. 4 del d.l. 167/1990).

Sono tenute alla compilazione le persone fisiche residenti in Italia che detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria a titolo di proprietà o di altro diritto reale, indipendentemente dalle modalità della loro acquisizione.

Tali soggetti devono indicare la consistenza degli investimenti e delle attività detenute all’estero nel periodo di imposta (ad es. 2020), anche se il contribuente ha totalmente disinvestito nel periodo di imposta. Ciò significa che se nell’anno di imposta si è totalmente disinvestito, l’obbligo di compilazione del quadro RW rimane per il periodo in cui l’attività finanziaria è stata detenuta.

Occorre, infine, soffermarsi su cosa l’Agenzia delle entrate intenda per investimenti e per attività estere di natura finanziaria.

Gli investimenti sono i beni patrimoniali collocati all’estero e suscettibili di produrre reddito imponibile in Italia. Si parla, dunque, di immobili situati all’estero o di diritti reali immobiliari, gli oggetti preziosi, le opere d’arte le imbarcazioni etc.

Le attività estere di natura finanziaria sono, invece, quelle attività da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera. Fra di esse sono da annoverare le attività i cui redditi sono corrisposti da soggetti non residenti, tra cui le partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti, le obbligazioni estere e i titoli similari, le valute estere, depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero indipendentemente dalle modalità di alimentazione.

Come visto, tra le operazioni estere di natura finanziaria l’Agenzia delle entrate annovera anche la detenzione di criptovalute.

Attenzione!

L’obbligo di monitoraggio non sussiste per i depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero il cui valore massimo complessivo raggiunto nel corso del periodo d’imposta non sia superiore a € 15.000, ai sensi dell’art. 2 della l. n. 186/2014.

Chi scrive ritiene, però, che tale esenzione non riguardi le criptovalute e che chiunque ne sia in possesso sia tenuto a dichiararle nel quadro RW.

L’Agenzia delle entrate non si esprime a riguardo o, almeno, non direttamente. Trattando dell’I.V.A.F.E. (imposta sul valore dei prodotti finanziari), l’Agenzia ha escluso che questa debba essere calcolata anche per le criptovalute, applicandosi solo ai depositi e conti correnti di natura esclusivamente “bancaria”.

L’esclusione e, quindi, l’esenzione dall’obbligo di monitoraggio si applicano espressamente ai depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero.

Le criptovalute, dunque, non rientrano nell’esenzione.

2.1. In concreto, come si dovrà procedere?

Vediamo ora cosa significa compilare il quadro RW.

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Quello che vedete qui sopra è il quadro RW – Investimenti e attività finanziarie all’estero, monitoraggio – IVIE/IVAFE. Il modello, messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate, si riferisce alla dichiarazione dei redditi per il 2020, in riferimento al periodo di imposta del 2019.

Bisogna tenerlo in considerazione in vista di quanto si dirà a breve.

Procediamo con la compilazione.

Iniziamo con l’esclusione di tutte le voci relative a IVIE e IVAFE.

L’IVIE, infatti, è inapplicabile alle criptovalute in quanto consiste nell’imposta sugli investimenti immobiliari all’estero.

L’IVAFE, invece, è l’imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero dalle persone fisiche residenti in Italia. L’Agenzia delle entrate, come acccennato, è intervenuta escludendo, nella risposta all’interpello n. 956-39/2018, l’applicazione dell’IVAFE alle criptovalute, riferendosi questa esclusivamente ai depositi e conti correnti di natura bancaria.

Occorrerà, pertanto, indicare:

  • nella colonna 1, il codice che contraddistingue a che titolo sono detenute le criptovalute (1 proprietà; 2 usufrutto; 3 nuda proprietà; 4 altro). Dovrà essere inserito il n. 1 (significa che le criptovalute sono di proprietà del dichiarante);
  • nella colonna 2, non c’è nulla da inserire. Questa si riferisce o al caso in cui il contribuente è delegato al prelievo o alla movimentazione di un conto corrente oppure al caso in cui il contribuente ne sia il titolare effettivo;
  • nella colonna 3, il codice rappresentativo delle “altre attività estere di natura finanziaria”, come indicato nell’interpello sopra menzionato. L’Agenzia delle entrate ha ritenuto che debba essere inserito il codice n. 14;
  • nella colonna 4, il codice dello Stato estero il quale non è, però, obbligatorio nel caso di criptovalute. Possiamo pertanto lasciare il quadro in bianco;
  • nella colonna 5, è da indicare la percentuale di possesso dell’investimento situato all’estero o, nel caso delle criptovalute, la percentuale di proprietà del wallet. Dovremo indicare il 100%;
  • nella colonna 6 si deve indicare il codice che contraddistingue il criterio di determinazione del valore: 1. Valore di mercato; 2. Valore nominale; 3. Valore di rimborso; 3. Costo di acquisto; 5. Valore catastale; 6. Valore dichiarato nella dichiarazione di successione o in altri atti. Secondo le istruzioni per la compilazione fornite dall’Agenzia delle entrate il valore da indicare è pari al valore di quotazione rilevato al 31 dicembre o al termine del periodo di detenzione. Per i titoli non negoziati in mercati regolamentati e, comunque, nei casi in cui i prodotti finanziari quotati siano stati esclusi dalla negoziazione si deve far riferimento al valore nominale o, in mancanza, al valore di rimborso, anche se rideterminato ufficialmente. In ogni caso non sempre questi valori sono disponibili per le criptovalute. Nella colonna n. 6, quindi, si dovrà indicare il codice 1, cioè il valore di mercato, oppure, laddove questo non sia determinabile, il codice 4, cioè il costo di acquisto o il valore in valuta tradizionale impiegato per l’acquisto della criptovaluta;
  • nella colonna n. 7 deve essere indicato il valore all’inizio del periodo di imposta o al primo giorno di detenzione dell’attività. In altre parole, si deve indicare il valore di mercato alla data di acquisto;
  • nella colonna n. 8 si indica il valore di mercato al termine del periodo di imposta o al termine del periodo di detenzione dell’attività. Dunque, il valore delle criptovalute detenute al 31 dicembre dell’anno di riferimento;
  • le colonne da 9 a 17 non sono da compilare perché non rilevanti ai fini della dichiarazione delle criptovalute;
  • nella colonna n. 18 deve essere inserito un codice per indicare la compilazione di uno o più quadri reddituali conseguenti alla detenzione delle criptovalute oppure occorrerà indicare se queste siano infruttifere. In quest’ultimo caso dovrà essere inserito il codice 5, altrimenti 1 per il quadro RL, 2 per il quadro RM, 3 per il quadro RT, 4 per la compilazione contemporanea di più quadri tra quelli indicati;
  • colonna 19 da non compilare;
  • nella colonna 20 si deve barrare la casella nel caso in cui il contribuente adempia ai soli obblighi di monitoraggio fiscale. Questa operazione è fondamentale perché in questo modo si dichiara anche di non dovere né l’IVIE né l’IVAFE. Se non venisse barrata il software dell’Agenzia delle entrate calcolerebbe in automatico imposte non dovute;
  • nella colonna 21 si deve indicare il codice di identificazione dell’eventuale società estera in qualità di titolare effettivo delle criptovalute;
  • nelle colonne da 22 a 24 deve essere indicato il codice fiscale o il codice identificativo degli altri soggetti eventualmente cointestatari o delegati ad operare e, dunque, tenuti al monitoraggio fiscale.

Esempio di compilazione

Si riporta un breve esempio di compilazione della domanda. Si ipotizzi che Tizio, fiscalmente residente in Italia, abbia deciso di attivare all’inizio del 2020 un profilo personale su una piattaforma di exchange e relativo portafoglio (wallet). Il primo investimento consiste nell’acquisto di € 50.000,00 in bitcoin. Al 31 dicembre 2020, il controvalore in euro della criptovaluta è pari ad € 55.000,00. Tale valore è rinvenibile sulla piattaforma sfruttata da Tizio per il suo acquisto. Tizio non ha percepito redditi dalla detenzione di tali valute virtuali durante il 2020, essendo queste rimaste ferme. Il quadro RW dovrebbe apparire così:

Esempio compilazione

 

  1. Posseggo un wallet da oltre un anno e non ho mai dichiarato le mie criptovalute. Cosa devo fare?

Nel caso in cui si sia creato un wallet ben prima che l’Agenzia delle entrate si preoccupasse di volerne sapere, la dichiarazione è, comunque, sempre possibile.

Come visto, il quadro RW rileva a fini meramente dichiarativi e richiede l’indicazione o del valore di mercato, oppure, laddove questo non sia determinabile, del costo di acquisto o del valore in valuta tradizionale impiegato per l’acquisto della criptovaluta.

Ciò comporta che si è sempre in tempo per dichiarare quanto si ha sul proprio wallet, anche se questo ha già qualche anno di vita.

Verrebbe da pensare a questo punto a cosa serva dichiarare la detenzione di criptovalute.

Il quadro RW del modello redditi persone fisiche, come quello allegato al paragrafo precedente, è la sezione attraverso la cui compilazione i contribuenti fiscalmente residenti in Italia adempiono agli obblighi legati al monitoraggio fiscale. Obblighi che gli derivano dal disposto dell’art. 4 del d.l. 167/1990.

Si sa che dove c’è un obbligo, c’è spesso anche la relativa sanzione per il suo mancato adempimento.

Le sanzioni per la mancata dichiarazione del possesso di criptovalute nel quadro RW sono previste dal d.l. 167/1990.

In particolare, l’art. 5, co. 2, del d.l. 167/1990 stabilisce che: «la violazione dell’obbligo di dichiarazione previsto nell’articolo 4, comma 1, [detenzione di investimenti o valute all’estero] è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3 al 15 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati. La violazione di cui al periodo precedente relativa alla detenzione di investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato [paesi black list] di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1999, e al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 21 novembre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2001, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 6 al 30 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati. Nel caso in cui la dichiarazione prevista dall’articolo 4, comma 1, sia presentata entro novanta giorni dal termine, si applica la sanzione di euro 258».

 

Per riassumere

 

   Sanzioni per violazione obbligo di dichiarazione criptovalute

(art. 5, co. 2, del d.l. 167/1990)

Dichiarazione effettuata in ritardo, ma entro 90 gg. dal termine. 

€ 258

Dichiarazione effettuata in ritardo, oltre i 90 gg. dal termine e con criptovalute detenute in paesi white list. 

Dal 3 al 15 % degli importi non dichiarati

Dichiarazione effettuata in ritardo, oltre i 90 gg. dal termine e con criptovalute detenute in paesi black list.

Dal 6 al 30 % degli importi non dichiarati

 

Quanto detto fino ad ora vale per tutte le situazioni in cui le irregolarità non vengano sanate spontaneamente dal contribuente.

È previsto, tuttavia, anche l’istituto del ravvedimento, disciplinato dall’art. 13 del d.l. del 18 dicembre 1997, n. 472.

L’articolo in parola fa riferimento a numerose e diverse situazioni di irregolarità sia dichiarative che contributive in senso proprio. Le sanzioni e relative riduzioni che qui interessano possono essere riassunte come segue, tenendo presente anche la tabella sopra riportata:

 

  Riduzioni delle sanzioni in caso di ravvedimento

(art. 13 del d.l. del 18 dicembre 1997, n. 472)

Dichiarazione effettuata in ritardo, ma entro 90 gg. dal termine.

1/9 della sanzione minima (€ 258,00)

quindi

€ 28,67

Dichiarazione effettuata in ritardo, oltre i 90 gg. dal termine, ma entro la dichiarazione successiva e con criptovalute detenute in paesi white list. 

1/8 un ottavo del minimo, cioè del 3% degli importi non dichiarati (vedi sopra)

La sanzione sarà dello 0,38 % degli importi non dichiarati

Dichiarazione effettuata in ritardo, oltre i 90 gg. dal termine, ma entro la dichiarazione successiva e con criptovalute detenute in paesi black list. 

1/8 un ottavo del minimo, cioè del 6 % degli importi non dichiarati (vedi sopra)

La sanzione sarà dello 0,75 % degli importi non dichiarati

 

  1. Posseggo un wallet sul quale detengo diverse criptovalute. Quali imposte devo pagare?

Si arriva, così, al vivo della questione: quali imposte si pagano sulle criptovalute o sul ricavo in euro?

Come per qualsiasi investimento finanziario occorre distinguere due circostanze: quella in cui dall’investimento si ricavano profitti o plusvalenze e quelle in cui si esce in perdita dall’investimento e si maturano minusvalenze.

 

In caso di Plusvalenza

A dare risposta all’interrogativo soccorre l’Agenzia delle entrate, che, nella risposta all’interpello 956-39/2018, ha specificato che, ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche che detengono criptovalute al di fuori dell’attività di impresa, alle operazioni di conversione di valuta virtuale si applicano gli stessi principi generali che regolano le operazioni aventi ad oggetto le valute tradizionali.

Pertanto, di per sé, le cessioni a pronti di valuta virtuale e, quindi, scambio diretto di euro per criptovaluta, non danno origine a redditi imponibili, mancando la finalità speculativa.

Quando si pagano le imposte allora?

Le cessioni a pronti di valuta virtuale danno origine a redditi imponibili solo qualora la valuta ceduta derivi da uno o più wallet per i quali la giacenza media superi un controvalore di € 51.645,69 per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo di imposta.

In buona sostanza, se si hanno uno o più wallets il cui valore complessivo (criptovalute e depositi) sia pari o superiore a € 51.645,69 per almeno 7 giorni lavorativi, al momento della conversione da criptovalute a valuta corrente (e della successiva riscossione con bonifico da parte dell’exchanger n.d.r.), l’eventuale plusvalenza realizzata dovrà essere dichiarata nel quadro RT del Modello Unico Persone Fisiche.

Rilevano, pertanto, come Redditi Diversi, ai sensi dell’art. 67, co. 1, lett. c-ter), del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, approvato con d.P.R. del 22.12.1986, n. 917 (T.U.I.R.). Questo stabilisce, in particolare, che «sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, nè in relazione alla qualità di lavoratore dipendente: […]

c-ter) le plusvalenze, diverse da quelle di cui alle lettere c) e c-bis), realizzate mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di titoli non rappresentativi di merci, di certificati di massa, di valute estere, oggetto di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti correnti, di metalli preziosi, semprechè siano allo stato grezzo o monetato, e di quote di partecipazione ad organismi d’investimento collettivo. Agli effetti dell’applicazione della presente lettera si considera cessione a titolo oneroso anche il prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente» e, quindi, ai sensi del comma 1-ter dello stesso articolo: «le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere rivenienti da depositi e conti correnti concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d’imposta la giacenza dei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente, calcolata secondo il cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento sia superiore a cento milioni di lire [€ 51.645,69] per almeno sette giorni lavorativi continui ».

Le plusvalenze, come accennato, quali redditi diversi di natura finanziaria, vanno indicate nel quadro RT del Modello Redditi – Persone Fisiche e sono soggetti ad imposta sostitutiva con aliquota del 26%, ai sensi dell’art. 3 del d.l. del 24.4.2014, n. 66.

Tutto quanto detto fino ad ora vale anche per le cessioni a termine di valuta virtuale.


Come si calcola la giacenza media del wallet al fine di verificare il superamento della soglia di € 51.645,69?

La giacenza media della valuta virtuale si calcola secondo il cambio di riferimento all’inizio del periodo di imposta e, cioè, al 1° gennaio dell’anno in cui si verifica il presupposto di tassazione.

Tenuto conto del fatto che manca un prezzo ufficiale giornaliero delle criptovalute cui fare riferimento per il rapporto di cambio tra queste e l’euro, il contribuente che dovesse calcolare la propria giacenza media potrà prendere in considerazione il rapporto di cambio rilevabile al 1° gennaio dell’anno di imposta sul sito di exchange dove ha acquistato le valute virtuali o dove si trova ad effettuare la maggior parte delle operazioni.

L’Agenzia delle entrate fa presente, infine, che ai fini della determinazione di un’eventuale plusvalenza derivante dal prelievo dal wallet, il cui valore abbia superato quello della predetta giacenza media, si dovrà utilizzare il costo di acquisto e che agli effetti della determinazione delle plusvalenze/minusvalenze si considerano cedute per prime le valute acquisite in data più recente.

Infine, l’Agenzia delle entrate nella risposta all’interpello n. 956-39/2018 specifica che la giacenza media va verificata rispetto all’insieme dei wallet detenuti dal contribuente. In altre parole, bisognerà considerare l’insieme degli asset detenuti dal contribuente sui propri portafogli virtuali siano essi paper, hardware (ledger fisici), desktop, mobile o web.


 

In caso di Minusvalenza

La disciplina applicabile si ricava sempre dal T.U.I.R.

In particolare, l’art. 68, co. 5, del d.P.R. del 22.12.1986, n. 917 (T.U.I.R.) prevede che: «le plusvalenze di cui alle lettere c) e c-bis), diverse da quelle di cui al comma 4, e c-ter) del comma 1 dell’articolo 67 sono sommate algebricamente alle relative minusvalenze, nonché ai redditi ed alle perdite di cui alla lettera c-quater) e alle plusvalenze ed altri proventi di cui alla lettera c-quinquies) del comma 1 dello stesso articolo 67; se l’ammontare complessivo delle minusvalenze e delle perdite è superiore all’ammontare complessivo delle plusvalenze e degli altri redditi, l’eccedenza può essere portata in deduzione, fino a concorrenza, dalle plusvalenze e dagli altri redditi dei periodi d’imposta successivi ma non oltre il quarto, a condizione che sia indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale le minusvalenze e le perdite sono state realizzate».

Quindi in caso di concorrenza tra plusvalenze e minusvalenze sarà possibile compensarle, così come si fa normalmente con gli investimenti finanziari. L’imposta sostitutiva con aliquota del 26%, ai sensi dell’art. 3 del d.l. del 24.4.2014, n. 66, si dovrà, pertanto, pagare solo sull’eccedenza della plusvalenza.

La compensazione e, dunque, la deduzione della minusvalenza può avvenire anche per gli avvenire.

Nel caso in cui l’ammontare delle minusvalenze e delle perdite superi il valore delle plusvalenze, l’eccedenza della minusvalenza può essere portata in deduzione dalle plusvalenze e dagli altri redditi per i successivi quattro anni e fino a concorrenza della somma.

 

4.1 Posseggo un wallet sul quale detengo diverse criptovalute, ma il valore non arriva alla soglia di € 51.645,69. Quali imposte devo pagare?

La situazione è alquanto bizzarra.

L’Agenzia delle entrate a riguardo non dice nulla.

Se si fa, però, riferimento alla risposta all’interpello n. 956-39/2018 si vedrà come l’Agenzia afferma che di per sé le cessioni a pronti o a termine di valute virtuali non danno origine a redditi imponibili, non costituendo questa un’attività con finalità speculativa.

La speculazione “inizierebbe” laddove il complesso delle valute possedute superasse il controvalore di € 51.645,69, dando luogo a c.d. Redditi Diversi, ai sensi dell’art. 67, co. 1, lett. c-ter), sottoposti all’imposta sostitutiva del 26 %, ai sensi dell’art. 3 del d.l. 66/2014.

A conferma di ciò, la stessa Agenzia afferma, nella risposta all’interpello, che se, da un lato, il contribuente non è tenuto al pagamento di imposte sulle plusvalenze, dall’altro, «non si rendono deducibili neppure le minusvalenze eventualmente realizzate».

 

  1. In conclusione

In questa guida si è cercato di fare luce e ordine nel caotico mondo della fiscalità delle criptovalute.

I punti di domanda saranno ancora tanti fino a quando non verrà dedicata una disciplina apposita per questa nuova forma di pagamento o speculazione.

Questo è lo “stato dell’arte” dell’Agenzia delle entrate e della legislazione italiana.

Rivolgetevi sempre e comunque al vostro commercialista o esperto in questo settore.

Se anche loro hanno ancora da imparare, consigliate loro theledger.it.

 

  1. Schema riassuntivo.

IMPOSTE SUI REDDITI

Trattamento delle persone fisiche al di fuori dell’attività di impresa

Cessione “a pronti” di criptovalute, senza superamento della soglia di € 51.645,69Non danno origine a redditi imponibili, mancando la finalità speculativa, solo se la valuta virtuale ceduta derivi da wallet per i quali la giacenza non super un controvalore di € 51.645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continui nel periodo di imposta.
Cessione “a pronti” di criptovalute con superamento della soglia di € 51.645,69 o cessione “a termine” di criptovaluteDanno origine a redditi “diversi”, ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. c-ter) e comma 1-ter del T.U.I.R., e scontano l’imposta sostitutiva del 26 %. La plusvalenza realizzata deve essere dichiarata nel quadro RT del Modello Unico – Persone Fisiche.

Detenzione di criptovalute

Vanno dichiarate nel quadro RW come “Altre attività estere di natura finanziaria”, ai sensi dell’art. 4 del d.lgs. n. 167/1990 (il controvalore in euro della criptovaluta detenuta al 31 dicembre del periodo di riferimento deve essere determinato con riferimento al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la criptovaluta. In caso di criptovaluta venduta in corso d’anno, si prenderà in considerazione il controvalore alla data di vendita).

Attenzione!

Si ricorda al lettore che le circolari e le normative citate sul tema possono subire variazioni. Il consiglio è sempre quello di affidarsi al proprio commercialista o esperto del settore. La presente guida è a scopo esclusivamente informativo e non può essere considerata esaustiva, né fornire parere legale o altro tipo di consulenza professionale. Si declina, pertanto, ogni responsabilità del sito Web theledger.it e dell’autore stesso per qualsiasi danno, diretto, indiretto, incidentale e consequenziale legato all’uso, proprio o improprio delle informazioni contenute in questa guida, ivi inclusi senza alcuna limitazione, la perdita di profitto o eventuali sanzioni amministrative. 

Per approfondire:

Scritto da
Contributore
Avv. Luca Amorelli, laureato in giurisprudenza presso l’Università L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma nel 2015. La sua formazione e competenza professionale è rivolta alle tematiche concernenti le obbligazioni, i contratti, i beni pubblici e privati, il funzionamento dei servizi pubblici e, più in generale, le posizioni soggettive dei cittadini utenti. Con un'attenzione sempre crescente per il mondo della Blockchain e degli Smart contracts, nel 2020 ha completato presso l'Università L.U.I.S.S. il Master di II livello in diritto della concorrenza e dell'innovazione. Nel settore delle nuove tecnologie l'Avv. Amorelli è specializzato nel diritto applicato o applicabile alla Blockchain e agli Smart contracts. Si occupa, inoltre, dei profili giuridici, fiscali ed economici legati all'uso e alla conservazione di criptovalute.
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