Le Banche si evolvono e iniziano a scegliere le criptovalute per le transazioni

JPMorgan Chase e Banca Centrale Europea tra i primi a tenere d’occhio e a investire nei sistemi delle criptovalute Aumento degli investimenti nel settore criptovalute, ma ancora molta insicurezza di operatori e potenziali clienti Necessità per le banche di porre in essere pratiche che diano sicurezza ai clienti e rendano chiare le procedure alla base […]

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  • JPMorgan Chase e Banca Centrale Europea tra i primi a tenere d’occhio e a investire nei sistemi delle criptovalute
  • Aumento degli investimenti nel settore criptovalute, ma ancora molta insicurezza di operatori e potenziali clienti
  • Necessità per le banche di porre in essere pratiche che diano sicurezza ai clienti e rendano chiare le procedure alla base delle transazioni

Il valore nascosto delle criptovalute

In un mondo dove le criptovalute assumono sempre più importanza, gli istituti bancari non possono tirarsi indietro in questa corsa all’oro.

Le criptovalute e le tecnologie D.L.T. (distributed ledger tecnologies) che ne sono la base, nonostante costituiscano strumenti consolidati, vengono ancora considerate come molto rischiose.

In assenza di una disciplina legislativa che ne regoli la diffusione e lo scambio di valute virtuali, eventi critici come il COVID-19, in effetti, ne danneggiano la reputazione e le rendono più rischiose e volatili.

L’altra faccia della “moneta” è, però, la possibilità per gli istituti finanziari di fornire servizi più efficienti, trasparenti e snelli ai propri clienti, rispetto a quelli convenzionali, o, addirittura, di creare nuove monete.

Alcuni pionieri del settore

Negli Stati Uniti la più grande banca al mondo, la JPMorgan Chase, ha introdotto il JPM Coin, una criptovaluta che permette transazioni istantanee fra clienti istituzionali in sostituzione della valuta corrente (il dollaro). In realtà, il JPM Coin non è altro che lo specchio del dollaro, del quale condivide anche il valore sul mercato.

In questa ottica evoluzionistica si pone anche la nostra Banca Centrale Europea, che preoccupata per la crescita esponenziale delle criptovalute e del loro uso sempre più diffuso, ha costituito nel 2018 una Crypto assets task force per analizzarne l’andamento e i caratteri, vista l’assenza di una definizione comune. La stessa Banca ha deciso, recentemente, di iniziare una sperimentazione per l’immissione sul mercato di euro digitale, in quanto la sua introduzione «sosterrebbe la spinta dell’Europa verso la continua innovazione, contribuendo inoltre alla sua sovranità finanziaria e al rafforzamento del ruolo internazionale dell’euro», come affermato da Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea e Presidente della task force.

Come si può evolvere

Per quanto negli ultimi anni si stia registrando un incremento sostanzioso negli investimenti in criptovalute e tecnologie correlate, l’impressione è che si tratti sempre di scommesse di cui gli altri rimangono meri osservatori.

Tutto questo, come sopra accennato, è dettato dall’incertezza del mezzo da utilizzare, dall’insicurezza e dal fatto che spesso le criptovalute sono associate ad ambienti criminali e ad attività illecite.

E’ chiaro, dunque, che non bastano gli investimenti, ma è necessario un cambio di immagine.

Questo può partire soltanto dai governi e dall’amministrazione interna delle banche stesse.

A riguardo, nel marzo del 2019, la Basel Committee on Banking Supervision, sottolineando la volatilità delle criptovalute e l’insicurezza correlata, ha suggerito quattro pratiche che necessariamente devono accompagnare l’operato di una banca che voglia investire in questo settore:

  • due diligence: la banca deve conoscere i clienti con cui tratta, rafforzare l’utilizzo legittimo delle criptovalute e alimentare la fiducia degli stessi clienti nel loro utilizzo. In questa ottica la banca stessa si deve avvalere del c.d. K.Y.T. (know your customer), che consiste nell’identificazione del cliente e nella valutazione degli eventuali rischi o intenzioni illegali nel trattare con lui. La Banca deve, inoltre, avvalersi di c.d. S.R.C. (structured regulatory compliance) e cioè di una disciplina chiara, rigorosa e unitaria delle criptovalute, in assenza di un quadro normativo definito, e, infine, di implementare innovativi sistemi di custodia delle criptovalute, conferendo loro la materialità necessaria a dare sicurezza al cliente;
  • costituzione di una governance interna e un sistema di risk management: consiste nell’unire tattica e strategia di azione, per garantire al cliente la protezione dei suoi dati e dei suoi investimenti, oltre ad informarlo tramite appositi report sulla solidità della struttura di sicurezza;
  • disclosure: consiste nel portare a conoscenza del cliente tutte le attività che sono state intraprese e poste in essere dalla banca per i suoi investimenti finanziari, in un’ottica di maggiore trasparenza e chiarezza;
  • dialogo costante con le superiori autorità di controllo, che devono essere informate su tutte le attività finanziarie aventi ad oggetto criptovalute e sulla sicurezza e legittimità delle stesse operazioni.

In conclusione

Sono molti gli aspetti che rimangono da definire. Primo fra tutti, la regolazione fiscale delle criptovalute. Si tratta di vuoti normativi che faticano ad essere colmati.

La spinta maggiore proviene dai privati e da visionari che, avendo a disposizione grossi capitali, possono scommettere sul futuro.

È ricorrente negli ultimi anni il nome di Elon Musk ed anche qui si deve riconoscere il suo fondamentale contributo tramite la piattaforma di pagamento Paypal.

La società ha recentemente annunciato la possibilità per i clienti americani di contrattare criptovalute oltre che di custodirle, anche grazie alla partnership con la Paxos Trust Company. La società Paypal ha ottenuto, allo scopo, una “bitlicense” dal dipartimento per i Servizi finanziari dello Stato di New York, che in modo sicuro e semplice permette lo scambio di criptovalute e il loro utilizzo come strumento di pagamento. Le quattro pratiche necessarie messe in evidenza dalla Basel Committee on Banking Supervision sono messe perfettamente in atto.

Come nel 2000 accadde con Internet, ancori pochi riescono a comprendere le potenzialità delle criptovalute e delle tecnologie D.L. che ne sono alla base. Come visto, ciò che è necessario è l’investimento privato accompagnato dal fondamentale intervento pubblico che legittimi sistemi tecnologici la cui evoluzione è costante.

Se già si conosce dove scavare per trovare l’oro, perché non si apre una miniera?

Per approfondire:

Scritto da
Contributore
Avv. Luca Amorelli, laureato in giurisprudenza presso l’Università L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma nel 2015. La sua formazione e competenza professionale è rivolta alle tematiche concernenti le obbligazioni, i contratti, i beni pubblici e privati, il funzionamento dei servizi pubblici e, più in generale, le posizioni soggettive dei cittadini utenti. Con un'attenzione sempre crescente per il mondo della Blockchain e degli Smart contracts, nel 2020 ha completato presso l'Università L.U.I.S.S. il Master di II livello in diritto della concorrenza e dell'innovazione. Nel settore delle nuove tecnologie l'Avv. Amorelli è specializzato nel diritto applicato o applicabile alla Blockchain e agli Smart contracts. Si occupa, inoltre, dei profili giuridici, fiscali ed economici legati all'uso e alla conservazione di criptovalute.
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