Il fenomeno dei social decentralizzati

Analizzando le statistiche riguardanti il traffico degli utenti sui social possiamo notare un fenomeno molto particolare: nonostante vi siano un'infinità di piattaforme e siti web attivi, la maggior parte dell’utenza si canalizza in maniera massiva verso poche piattaforme (che fanno spesso capo alla medesima società). Se c'è una caratteristica che accomuna tutti i maggiori social utilizzati è che sono piattaforme private basate su server centralizzati. Nell'articolo presentiamo alcune delle più interessanti alternative decentralizzate basate su codice open-source che permettono agli utenti di riottenere privacy e libertà nell'uso dei social.

pexels pixabay 267350 scaled
Tempo di lettura: 10 minuti
  • Oggi le piattaforme social più visitate sono centralizzate.
  • Vengono messi in pratica modelli di business che danneggiano la privacy degli utenti.
  • L’utilizzo di social centralizzati rappresenta un pericolo per le democrazie.
  • Alternative possibili: social decentralizzati sicuri e rispettosi della privacy.

 

La decentralizzazione della finanza

Se c’è un trend che ha caratterizzato il 2020 del mondo crypto è certamente quello della DeFi; sono spuntati come funghi protocolli e piattaforme open-source lanciati con lo scopo di offrire un’alternativa decentralizzata ai servizi finanziari tradizionali. Molti di questi hanno inoltre ottenuto un successo enorme, raccogliendo l’approvazione di folte comunità di utenti e diversi miliardi di dollari di capitali investiti.

Se assumiamo una prospettiva più ampia e volgiamo lo sguardo verso altri ambiti del quotidiano, possiamo notare che quello finanziario non è l’unico fronte su cui si combatte la battaglia per la decentralizzazione. In particolare, il campo d’applicazione dove stanno confluendo fiumi di progetti guidati dalla parola d’ordine <decentralizzazione> è quello del web: dai protocolli di navigazione ai social network, dalla messaggistica allo streaming multimediale, tutto sembra muoversi verso quella direzione, con la promessa di costruire un web 3.0 equo, sicuro e decentralizzato.

In questo articolo ci soffermeremo sui social network, andando ad analizzare i meccanismi che muovono le piattaforme attualmente più utilizzate e presentando alcune valide alternative decentralizzate.

 

pexels pixabay 276347

 

Il web oggi

La rivoluzione digitale avvenuta con l’espansione della rete internet e dei dispositivi multimediali non ha precedenti nella storia dell’uomo; mai si era assistito ad un fenomeno di tale portata, capace di sconvolgere e rivoluzionare tutti gli aspetti della società. Secondo stime recenti, più della metà della popolazione mondiale ha accesso a internet e la maggior parte di essi utilizza quotidianamente social network. Ciò si traduce in miliardi persone che vivono una parte consistente della propria vita sociale in maniera digitale, utilizzando le piattaforme web per comunicare, confrontarsi e relazionarsi con gli altri.

Nello specifico quali sono le piattaforme più utilizzate e come operano?

 

I social più utilizzati

Analizzando le statistiche riguardanti il traffico degli utenti sui social possiamo notare un fenomeno molto particolare: nonostante vi siano un’infinità di piattaforme e siti web attivi, la maggior parte dell’utenza si canalizza in maniera massiva verso poche piattaforme (che fanno spesso capo alla medesima società).

Di seguito la classifica dei social più utilizzati nel mondo (il numero di utenti è espresso in milioni):

 

statistica social network

Se c’è una caratteristica che accomuna tutti i maggiori social utilizzati è che sono piattaforme private basate su server centralizzati.

 

Il moddello di business e i rischi annessi

Tutte queste piattaforme hanno come scopo quello di portare profitto. Da un decennio a questa parte, il modello di business che le compagnie seguono è basato sul fornire I propri servizi gratuitamente in cambio dell’accesso ai dati degli utenti. Questi dati, in molti casi anche i più privati, vengono venduti a terze parti che inseriscono pubblicità mirate sulla base della targhettizzazione degli utenti. Questo modello si rivela assai problematico dal punto di vista etico quanto da quello economico e politico: le società democratiche in cui viviamo si basano su principi di libertà e partecipazione in cui il diritto alla privacy ricopre un ruolo teorico e pratico molto importante. Violando la privacy degli utenti (anche se dal punto di vista giuridico non vengono operate violazioni e difatto tutto avviene a norma di legge) queste compagnie possono creare profondi squilibri nel tessuto sociale:

  • Potenti inserzionisti possono sfruttare il potere mediatico per plagiare in maniera efficace le persone. Nelle elezioni americane del 2016, è stata portata a galla l’importanza che avrebbe avuto questo tipo di pratica nella vittoria di Trump.
  • La libertà di parola è una delle colonne portanti delle nostre democrazie; che succede quando una piattaforma decide di estromettere dal dibattito pubblico un utente? Se la maggior parte del traffico internet si canalizza verso una manciata di social, bannare un utente da una di quelle piattaforme significa negargli la possibilità di comunicare con una gran parte dell’umanità. Anche in questo caso è una vicenda che ha coinvolto Trump a fornirci un esempio: é balzata agli onori della cronaca nelle scorse settimane la decisione di Twitter di chiudere il profilo dell’ex presidente, accusato di essere un pericolo per l’ordine pubblico e di fomentare i recenti atti violenti dei suoi seguaci. Con questo esempio non si vuole sindacare se sia stato un bene o un male bannare l’account di Trump dopo le recenti vicende. Personalmente ritengo sia stata un’azione di buon senso e necessaria; tuttavia, lasciare a compagnie private un potere tanto grande potrebbe portare in futuro seri pericoli per la libertà di espressione di tutti.

 

Server centralizzati e quali problematiche comportano

Tutta l’infrastruttura necessaria a tenere on-line queste piattaforme viene gestita da server centralizzati; ciò comporta diversi rischi. Come abbiamo argomentato nel capitolo precedente, le politiche sulla privacy con cui operano queste piattaforme sono quantomeno discutibili. Le aziende e gli inserzionisti non sono però gli unici interessati ai dati degli utenti:

  • Governi: I server in cui vengono raccolti e gestiti i dati degli utenti sono collocati fisicamente in una o più regioni del globo; ciò comporta che debbano sottostare alle normative governative vigenti in quel posto. Per quanto riguarda le compagnie dietro Facebook e Twitter ad esempio, buona parte dei server è ubicato su suolo americano; non è un segreto che le agenzie governative USA accedano quotidianamente ai dati privati degli utenti di queste piattaforme. Ciò è motivato a livello normativo dalla necessità di rintracciare e monitorare possibili terroristi; nella pratica però, si concede al governo americano la posibilità di monitorare le chat degli utenti di tutto il globo che utilizzano quelle piattaforme.
  • Hackers: basare le proprie piattaforme su un’infrastruttura centralizzata significa esporre i propri dati a potenziali problemi di sicurezza. Infatti, un attacco mirato metterebbe a rischio i dati degli utenti che utilizzano i servizi della compagnia. Sono numerosissime le fughe di dati sensibili che avvengono quotidianamente dalle compagnie che operano con server centrali.

 

Le alternative social per un web decentralizzato

Di seguito presentiamo alcune delle più interessanti alternative decentralizzate, basate su codice open-source che permettono agli utenti di riottenere privacy, libertà e sicurezza nell’uso dei social.

2021 01 27 22 15

 

Mastodon: l’alternativa a Twitter

Mastodon è un social network decentralizzato open-source dall’interfaccia molto simile a Twitter, di cui ripropone le funzioni principali. La differenza con twitter è che Mastodon non si basa su un server centrale, ma permette a chiunque di creare un proprio server, chiamato “istanza”. Questo permette di avere una rete di server indipendenti a garantire la decentralizzazione del network.

Le istanze non sono isolate ma possono comunicare: partecipando ad una particolare istanza si potranno comunque avere dei feed “globali”, con contenuti e utenti provenienti da altre istanze. L’indipendenza dei server permette di creare istanze e di deciderne le regole e i contenuti; ciò comporta anche che ogni utente è libero di partecipare all’istanza che preferisce e che meglio si adatta ai suoi scopi, con la possibilità di traslocare da un server all’altro in qualsiasi momento. Un’altra importante differenza con twitter: non ci sono pubblicità e non c’è alcuna compagnia che raccoglie i dati degli utenti e li profila. Inoltre, non c’è alcuna compagnia che possa bannare definitvamente l’account di un utente. Al massimo, se si infrangono le regole di una particolare istanza si può essere bannati dagli utenti che la gestiscono; ciò non impedisce all’utente cacciato di poter trovare asilo presso un’altra istanza, con regole magari più tolleranti verso il suo comportamento. 

 

mastodi

 

Peertube e LBRY: le alternative a Youtube

Peertube è un network decentralizzato open-source e rappresenta un’alternativa a Youtube, che domina incontrastato il regno dello streaming video. Il meccanismo alla base di peertube è lo stesso alla base di Mastodon: ognuno può hostare il proprio server che anche in questo caso viene chiamato “istanza”, e può ospitare i contenuti che ritiene più opportuni; anche in questo caso, ogni istanza avrà le proprie regole e politiche sui contenuti e sarà possibile avere dei feed con video provenienti da più istanze.

peert

Tra le alternative valide bisogna citare anche LBRY, una piattaforma di streaming video molto simile a youtube, basata su protocollo IPSF e tecnologia blockchain. Tra le funzioni che offre c’è anche la possibilità di monetizzare i contenuti caricati guadagnando LBRY credits, ovvero la criptovaluta della piattaforma.

 

Matrix: alternativa a Discord e a Whatsapp

Matrix non è una classica piattaforma, si tratta piuttosto di un protocollo: la rete open-source permette a chiunque di hostare il proprio server e il proprio indirizzo Matrix tramite il quale comunicare con altri utenti sulla piattaforma. Il meccanismo è simile a quello delle e-mail: hostando un indirizzo si possono ricevere e inviare messaggi, e partecipare a stanze simili a quelle della piattaforma Discord, senza che la comunicazione debba passare per uno snodo centrale. Il risultato è che i dati e metadati della comunicazione restano solo sul proprio server e su quello dei nostri interlocutori; questo protocollo rappresenta un enorme passo in avanti per la privacy in quanto mantiene privati i metadati delle nostre conversazioni. Infatti, seppur molti servizi di messaggistica attualmente offrano sistemi di criptazione end-to-end che tiene al sicuro da sguardi indiscreti i contenuti dei nostri messaggi, essi raccolgono in molti casi un’infinità di dati rigurdanti l’utilizzo della piattaforma: ad esempio con chi parliamo, a che ora, il numero di messaggi inviati ai nostri contatti, gli accessi eseguiti ecc.

Matrix offre una possibile soluzione decentralizzata che risolve in toto questa problematica, mantenendo i metadati in nostra custodia in quanto non lasciano mai il nostro server. Il protocollo è accessibile attraverso diversi client open source; il più utilizzato in questo momento è Element ed è disponibile per tutti i maggiori sistemi operativi desktop e mobile.

 

il-fenomeno-dei-social-decentralizzati

 

I vantaggi dei social decentralizzati

  • Offrono delle piattaforme realmente al servizio degli utente.
  • Open-source, privi di pubblicità e rispettosi della privacy.
  • Sicurezza ed efficienza, data dalla possibilità da parte della comunità di revisionare il codice e di verificare l’integrità dei propri server.
  • Resilienza dei contenuti: in regioni del mondo dove salgono al potere governi dalle politiche totalitariste, capita spesso che servizi web possano essere facilmente bloccati e interrotti; se si stabilisce una fitta rete di server “federati”, diventa difficcile bloccarne i servizi e i contenuti in quanto non si ha un punto centrale di attacco.
  • Nessun ente centrale può bannare individui scomodi.

 

Conclusione

Queste sono solo alcune delle interessanti soluzioni decentralizzate pensate per sostituire i classici servizi social; essendo un settore in forte sviluppo, vedremo quali saranno le tecnologie e i servizi che avranno successo e arriveranno ad essere adottati in maniera massiva dalle persone. Staremo a vedere, oltretutto, quali saranno le integrazioni di questi servizi con le tecnologie blockchain e le cryptovalute, ed i servizi pensati per il web 3.0.

 

Fonti

Scritto da
Contributore
Studente di Filosofia presso La Sapienza di Roma e grande appassionato di tecnologia. Segue con interesse l'evoluzione dell'universo blockchain, affascinato dalle future possibilità di applicazione nei vari ambiti del quotidiano.
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Condividi l'articolo

Articoli correlati
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x